18 Febbraio 2026, mercoledì
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Caso Garlasco, respinta la richiesta di incidente probatorio sul pc di Stasi

Decisione della gip di Pavia nelle nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi: le verifiche informatiche sono già in corso e una perizia “terza” paralizzerebbe il procedimento.

Non ci sono i presupposti giuridici e tecnici per disporre un incidente probatorio sul computer di Alberto Stasi. Con questa motivazione la giudice per le indagini preliminari di Pavia, Daniela Garlaschelli, ha respinto l’istanza presentata dalla difesa di Andrea Sempio, indagato per la seconda volta nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007.

La richiesta dei legali di Sempio mirava a ottenere una nuova perizia, affidata a un consulente terzo, sul pc di Stasi — condannato in via definitiva per il delitto — e in particolare sulle ricerche effettuate la sera del 12 agosto 2007, poche ore prima dell’omicidio. Ma, secondo la gip, l’accertamento invocato risulta superfluo e potenzialmente dilatorio.

Le ragioni del no: verifiche già in corso e tempi incompatibili

Nell’ordinanza la giudice chiarisce che le analisi informatiche richieste dalla difesa sono già oggetto di una consulenza disposta dalla Procura di Pavia nell’ambito delle indagini preliminari. Il 20 gennaio scorso, infatti, i pm hanno conferito incarico a un proprio consulente per effettuare accertamenti sia sulla copia forense del computer di Stasi sia su quella del pc di Chiara Poggi, con riferimento proprio all’utilizzo dei dispositivi nella serata del 12 agosto 2007.

Un elemento decisivo, per la gip, riguarda anche i tempi. L’eventuale incidente probatorio, se ammesso, richiederebbe oltre 60 giorni di attività tecnica, con l’effetto di bloccare il procedimento per più di due mesi. Un esito incompatibile con la fase delle indagini e con i presupposti procedurali che consentono il ricorso a questo strumento, concepito per cristallizzare prove non ripetibili o a rischio di dispersione.

La consulenza della famiglia Poggi e il nodo del movente

Sul fronte delle parti civili, gli avvocati della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, hanno richiamato una consulenza tecnica di parte effettuata sul computer di Stasi. Secondo tale analisi, la sera prima del delitto Chiara Poggi avrebbe utilizzato il pc del fidanzato in sua assenza, accedendo a una cartella contenente numerosi file pornografici, già emersi e valutati all’epoca delle prime indagini.

Un dato che, secondo i legali dei Poggi, potrebbe assumere rilievo nella ricostruzione del movente dell’omicidio, tema tornato al centro dell’attenzione con la riapertura di alcuni filoni investigativi.

La replica dei difensori di Stasi

A queste conclusioni hanno replicato con fermezza i difensori di Alberto Stasi, Giada Bocellari e Antonio De Rensis. «Dai primi accertamenti — hanno affermato — il dato fornito dalla difesa Poggi non risulta affatto confermato, come peraltro già stabilito in una perizia». I legali hanno inoltre annunciato l’intenzione di estendere le proprie consulenze forensi al computer di Chiara Poggi.

Secondo la difesa di Stasi, se un incidente probatorio dovesse essere disposto alla luce delle nuove indagini su Sempio, questo dovrebbe riguardare semmai il pc della vittima e non quello di Stasi. «È lì — hanno sottolineato — che andrebbero concentrate le verifiche», richiamando l’ipotesi investigativa secondo cui qualcuno potrebbe aver visto un filmato intimo della coppia conservato sul computer della studentessa.

Un nuovo capitolo, ma senza strappi procedurali

La decisione della gip Garlaschelli segna dunque un punto fermo: le indagini proseguono lungo il solco già tracciato dalla Procura, senza sovrapposizioni peritali né rallentamenti processuali. In un caso che da quasi vent’anni continua a sollevare interrogativi e a riaccendere il confronto tra tesi contrapposte, il giudice ribadisce la necessità di attenersi a criteri di economia processuale e di rigore tecnico, evitando duplicazioni che rischierebbero di compromettere tempi e linearità dell’inchiesta.

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