1 Giugno 2026, lunedì
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Iran, l’ombra della guerra: media Usa parlano di attacchi su larga scala valutati da Trump

Stallo sul nucleare e tensioni globali

Il dialogo sul programma nucleare iraniano resta fermo al palo e, mentre la diplomazia arranca, torna a imporsi il linguaggio della forza. Secondo quanto riferito dalla Cnn, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe valutando l’ipotesi di attacchi militari di vasta portata contro l’Iran, opzione finita sul tavolo della Casa Bianca dopo il fallimento dell’ultimo ciclo di colloqui con Teheran.

Nei giorni scorsi anche il New York Times aveva segnalato l’assenza di progressi significativi nell’ultima settimana di contatti, attribuendo lo stallo alla persistente chiusura iraniana rispetto alle richieste avanzate dall’amministrazione americana. Un’impasse che alimenta la spirale di tensione e rafforza le posizioni più dure a Washington.

Il piano americano

Le opzioni allo studio, sempre secondo fonti informate citate dall’emittente statunitense, includerebbero raid aerei mirati contro dirigenti iraniani e responsabili dell’apparato di sicurezza, oltre a possibili attacchi contro impianti nucleari e strutture governative. Al momento, sottolineano le stesse fonti, non sarebbe stata presa alcuna decisione definitiva.

A incidere sul ventaglio delle scelte disponibili sarebbe anche il rafforzamento della presenza militare Usa nella regione, con l’arrivo di un gruppo d’attacco navale già dispiegato, elemento che – nella valutazione del presidente – amplierebbe le opzioni operative.

Clima di altissima tensione

Dopo le recenti dichiarazioni dal tono minaccioso rivolte da Trump a Teheran, non si sarebbero registrati contatti diretti significativi tra le due parti. Un silenzio che pesa quanto le parole e che contribuisce ad alzare ulteriormente il livello di allerta in un’area già attraversata da equilibri fragili.

L’Europa alza il tiro: nuove sanzioni

Sul fronte europeo, il dossier iraniano torna al centro dell’agenda politica. L’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas, ha annunciato l’intenzione di procedere con nuove sanzioni contro l’Iran, richiamando l’attenzione sulle proteste interne e sulla repressione del regime.
«Il bilancio delle vittime e i mezzi adottati sono davvero severi – ha affermato –. Se si reprime qualcuno, si paga un prezzo». Kallas ha inoltre espresso l’aspettativa di un accordo per inserire la Guardia Rivoluzionaria iraniana nella lista delle organizzazioni terroristiche, equiparandola a gruppi come al-Qaeda, Hamas e Daesh: «Se agisci come terrorista, dovresti essere trattato come terrorista».

Tajani: “Ampia convergenza sui pasdaran”

Sulla stessa linea il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che al suo arrivo al Consiglio Affari esteri a Bruxelles ha parlato di una “grande convergenza” tra i Paesi Ue sull’inserimento dei pasdaran nell’elenco delle organizzazioni terroristiche.
«Si va verso un accordo politico – ha spiegato –. Oggi ci sarà una decisione di principio, poi quella concreta nelle prossime settimane. Dopo quanto accaduto di recente, mi pare che la posizione sia ampiamente condivisa».

Tra lo stallo diplomatico e il ritorno delle opzioni militari, la crisi iraniana entra così in una fase decisiva, con Washington e Bruxelles sempre più allineate su una linea di pressione che rischia di ridisegnare gli equilibri dell’intero Medio Oriente.

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