A cura di Gilberto Borzini
A pochi giorni dall’edizione 2026 della Borsa Italiana del Turismo occorre provare a capire come funziona non tanto l’offerta di Turismo quanto la domanda.
Il consumatore medio ha perso di vista la propria interiorità: legge pochissimo e tende ad informarsi superficialmente, abituato com’è a scorrere titoli e immagini sui dispositivi portatili.
Quello che un tempo era considerato un cittadino oggi è semplice consumatore, elemento portante dei processi economici che per sopravvivere devono incrementare costantemente i consumi.
Così ogni tipologia di consumo punta all’esasperazione, alla reiterazione, alla compulsività.
Non disponendo però, il consumatore, di risorse infinite ecco che il consumo per ripetersi deve necessariamente ridurre il valore facciale di consumo, prezzo o costo che dir si voglia, così assistiamo all’avanzare rapido e devastante di modelli paralleli che vanno dal fast-food al fast-fashion per approdare al fast-tourism, un turismo mordi e fuggi di breve periodo.
Le modalità dell’offerta si rimodellano sulla Domanda dividendosi in tre macrogruppi: quello del lusso (nella moda le grandi firme, nella risotrazione gli chef stellati), quello di medio livello (nella moda il pret-a-porter, nella ristorazione i ristoranti strutturati), e quello del fast (fast-food. Fast-fashion e fast-tourism, quest’ultimo dominato da vettori lowcost, flexibus e locazioni brevi).
Nel leggere i numerosi e quotidiani articoli pubblicati nei diversi social network scopro una notevole disattenzione ai fenomeni sociologici che prefigurano i mutamenti della domanda: quasi tutti gli articoli si concentrano su suggerimenti organizzativi che, a mio modestissimo parere, non portano ad alcun risultato se prima non si è compresa la natura del cambiamento del modello economico, dell’organizzazione sociale che ne deriva e delle modalità di acquisto e di consumo del mercato.
L’offerta, una volta compresi i meccanismi, può adeguarsi a quelli o, meglio ancora, provare ad anticipare i mutamenti del futuro prossimo.
Il consumatore attuale è un soggetto che ha tradotto la propria individualità, lo spessore interiore della personalità, nella rappresentazione sociale derivante dai propri consumi e manifestata dai consumi stessi.
È il turista del Selfie. È un consumatore seriale, bulimico, che consuma pur di consumare, ovvero di potersi rappresentare tanto ai propri occhi quanto al suo ambiente relazionale.
Il cambiamento è strutturale e, a meno che non cambi improvvisamente il modello economico e produttivo, permanente nel medio periodo.
La scelta degli operatori, pertanto, è quella di stabilire su quale modello di consumo posizionarsi e operare conseguentemente.
Ma attenzione: mentre i modelli del Lusso e del Servizio Medio generano alcune contraddizioni modificabili e perfezionabili, il modello Fast, in qualsiasi declinazione di consumo, produce inquinamenti impattanti, scarti di produzione giganteschi, precarizzazione dell’occupazione e incertezze sociali laddove viene prodotto (nel turismo i fenomeni di Over Crowding e Over Tourism, per intenderci).
Intanto, per facile predizione, alla prossima BIT andranno in scena rutilanti, colorate e manifestamente inutili promozioni territoriali pagate da Pantalone, con immenso dispiego cartaceo di opuscoli che nessuno leggerà, e presentazioni di notevoli programmi gestionali e operativi, magari implementati dall’Intelligenza Artificiale, destinati a gestire flussi turistici di cui non abbiamo compreso né l’origine né, soprattutto, la motivazione ma di cui sappiamo argomentare perfettamente la dinamica del prezzo stabilita dall’algoritmo di una grande piattaforma di vendita.
