Nello scorso dicembre la Cucina Italiana è entrata ufficialmente nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco come pratica viva, espressione di identità, relazione e memoria collettiva. Questo grazie anche alla ristorazione italiana e alle insegne virtuose che quotidianamente promuovono principi e valori tipici della tradizione e hanno contribuito a far conoscere il made in Italy in tutto il mondo.
Il progetto I Go Italian nasce dall’esigenza di valorizzare e sostenere questo riconoscimento attraverso una rete internazionale di operatori che sposano e condividono un codice etico, e adottano un’insegna – I Go Italian – che riconosce e documenta il loro impegno a proteggere, esaltare e difendere il valore culturale, sociale e sostenibile di tale patrimonio, per la diffusione autentica della tradizione gastronomica italiana nel mondo, anche a tutela dalle molte imitazioni.
I Go Italian, primo network internazionale, lanciato dalla Fondazione Made in Sicily ETS, è una vera e propria piattaforma culturale e relazionale che riunisce ristoratori, produttori, comunicatori e territori per rafforzare e rappresentare l’identità italiana del cibo. Non come marchio commerciale quindi ma come sistema di valori condivisi, una rete che genera visibilità, autorevolezza e opportunità per gli operatori che incarnano in modo autentico la cultura gastronomica italiana nel mondo e promuovono l’Italia e l’italianità attraverso l’ospitalità e l’esperienza culinaria.
La fondazione Made in Sicily ETS, nata per tutelare l’identità siciliana nel mondo ma che ha ampliato la mission all’Italia intera, è attiva da anni nella salvaguardia delle radici, della identità e della cultura italiana nel mondo con diverse iniziative di portata internazionale.
La prima insegna I GO Italian è stata consegnata lo scorso 10 gennaio a Dario Bisso di Bisso Bistrot ai Quattro Canti Palermo, avviando formalmente il progetto, ad un mese dalla proclamazione della Cucina Italiana Patrimonio Unesco, e dando così il via all’iniziativa che accomuna i numerosi ristoratori che hanno già aderito e condividono i valori e la visione alla base del riconoscimento Unesco.
Il progetto è stato presentato a Milano nella prestigiosa sede di Assolombarda alla presenza di molti ristoratori e operatori italiani oltre che ad una significativa rappresentanza estera: Vincenzo Andronaco, fondatore e anima di una delle più solide e apprezzate realtà nella distribuzione della gastronomia italiana ad Amburgo e nel mercato tedesco; Peppe Cappellano rappresentante della nuova generazione di Chef con il suo Osteria Sala Federico a Rotterdam; Manuel Maslah, interprete della scena gastronomica a Berlino con La Piccola Cantina; Fabio Cappellano dall’Olanda con la rete Qualitalia, che raccoglie diversi ristoranti, impegnata nella promozione e distribuzione della cucina italiana. Numerose le adesioni anche da realtà di prestigio internazionale provenienti da Melbourne, Chicago, Ibiza, Dubai, Seattle, Tokyo, solo per citarne alcune.
Anche in Italia sono molte le adesioni tra le eccellenze, alcune delle quali presenti alla presentazione: Santo Manetta del Ristorante Al Sorriso a Bergamo, Macelleria Bilello di Camporeale, Macelleria Sparacello di Palermo, Kurtisia Restaurant di Santa Venerina Catania, l’Orto di Rosolino di Rosolino Palazzolo produttore con la moglie Floriana di liquori artigianali unici.
“Ogni itinerario Unesco ha i suoi cartelli che segnalano le tappe del percorso” spiegano Giovanni Callea e Davide Morici promotori dell’iniziativa e membri del Comitato direttivo del progetto, “Questo progetto intende rendere evidenti quali sono i monumenti del riconoscimento Unesco in Italia e nel mondo: i ristoranti di eccellenza italiana. I ristoratori sono i nostri veri ambasciatori ovunque ed allo stesso tempo il nostro comitato di accoglienza in Italia. I Go Italian è la cornice del valore che loro giornalmente costruiscono con il loro impegno, un valore che l’Unesco ha riconosciuto, ed anche una responsabilità di cui farsi carico”.
“Il riconoscimento Unesco nei termini in cui è stato conseguito, è stata una grande intuizione del comitato promotore ed un grandissimo sforzo narrativo del Ministero dell’Agricoltura, che è riuscito a dare voce ad una delle grandi identità del nostro Paese” concludono Callea e Morici, “il progetto è anche un modo di dire grazie alle persone che in questi anni hanno lavorato spesso in silenzio per questo successo”.
