29 Agosto 2026, sabato
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Ddl stupri, passa il testo Bongiorno: maggioranza compatta, opposizioni sul piede di guerra

Commissione Giustizia approva come testo base la riformulazione della senatrice leghista Giulia Bongiorno: pene più severe e nuovo impianto giuridico. Le opposizioni insorgono e parlano di accordi traditi, chieste nuove audizioni

È la proposta di Giulia Bongiorno, nella sua versione riformulata, a diventare il testo base del disegno di legge sulla violenza sessuale. La decisione della commissione Giustizia del Senato, assunta con i voti della maggioranza di centrodestra, apre ufficialmente una fase di forte tensione politica: tutte le opposizioni – Partito democratico, Movimento 5 Stelle, Italia viva e Alleanza Verdi e Sinistra – hanno votato contro, denunciando una rottura del percorso condiviso che aveva portato, solo pochi mesi fa, all’approvazione unanime del provvedimento alla Camera.

Al centro dello scontro c’è il cambio di paradigma introdotto dalla nuova versione del testo. Sparisce il riferimento al “consenso libero e attuale” come elemento fondante del reato di violenza sessuale, sostituito dal concetto di “volontà contraria” al rapporto. Una modifica sostanziale, secondo le opposizioni, che riscrive l’impianto della norma e ne altera l’equilibrio originario.

Pene più alte e nuova formulazione del reato

La riformulazione presentata dalla relatrice introduce anche un inasprimento delle sanzioni. Nei casi di atti sessuali commessi con violenza, minaccia o abuso di autorità, la pena viene elevata da 7 a 13 anni di reclusione. Per gli atti compiuti contro la volontà della vittima, la forbice passa da 6 a 12 anni. Si tratta di un ulteriore irrigidimento rispetto alla prima stesura del testo Bongiorno, che prevedeva pene più basse.

Secondo la maggioranza, l’inasprimento sanzionatorio e la nuova definizione giuridica rafforzano la tutela delle vittime. Per l’opposizione, al contrario, il cuore della riforma è stato stravolto, con il rischio di arretrare sul piano dei diritti e delle garanzie.

La protesta delle opposizioni e lo stop annunciato

La reazione delle minoranze è stata immediata e compatta. I gruppi di opposizione hanno chiesto e ottenuto la riapertura del ciclo di audizioni parlamentari, motivando la richiesta con il fatto che il testo base adottato “è completamente diverso” da quello discusso in precedenza. Le domande di audizione potranno essere presentate entro il primo febbraio, mentre l’approdo in Aula, secondo il calendario, è previsto per il 10 febbraio, salvo slittamenti.

Durissimo il giudizio del presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, che ha parlato di una “brutta pagina della storia parlamentare” e di un “patto politico calpestato”. Sulla stessa linea la senatrice dem Valeria Valente, che ha annunciato un’azione ostruzionistica: “Faremo tutto ciò che il regolamento consente per impedire l’approvazione di un testo che non condividiamo in alcun modo”.

Anche dalla Camera arrivano accuse pesanti. La capogruppo Pd Chiara Braga chiama in causa direttamente il rapporto tra la segretaria Elly Schlein e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “C’era un impegno politico chiesto dalle donne per una legge più giusta, che non le rendesse vittime una seconda volta. Quel patto è stato tradito per compiacere la peggiore cultura maschilista presente nella maggioranza”.

Il Movimento 5 Stelle parla apertamente di strappo. La senatrice Ada Lopreiato accusa la relatrice di non aver rispettato le intese raggiunte: “Eravamo vicini a un testo condiviso, poi è arrivata una proposta che stravolge tutto. Il consenso non può essere sostituito da un dissenso ‘ammorbidito’. Per questo abbiamo chiesto nuove audizioni e anche il passaggio dalla sede redigente a quella referente”.

Bongiorno: “È una svolta a favore delle donne”

Giulia Bongiorno respinge al mittente le accuse e rivendica la portata innovativa della riforma. “Molti criticano il testo senza averlo letto, altri lo hanno letto ma lo hanno deformato”, afferma la senatrice della Lega. A suo giudizio, il ddl introduce tre elementi chiave: il doppio aumento di pena, l’assenza di qualsiasi inversione dell’onere della prova e una presunzione a favore della donna nei casi di cosiddetto freezing, quando la vittima resta paralizzata dalla paura e non riesce a manifestare né consenso né dissenso.

“Per la prima volta – sottolinea – quando non c’è né consenso né dissenso si riconosce una presunzione di dissenso, valutata caso per caso dal giudice. È una svolta a tutela delle donne, non il contrario”.

Quanto ai tempi dell’iter parlamentare, Bongiorno ammette che le nuove audizioni potrebbero rallentare il percorso, ma ribadisce le priorità: “Il primo obiettivo è fare un buon testo, il secondo trovare un accordo il più ampio possibile. Accelerare i tempi viene dopo”.

Il confronto resta aperto, ma il voto in commissione segna un punto di non ritorno: sul ddl stupri lo scontro politico è ormai frontale e destinato a proseguire fino all’Aula.

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