8 Luglio 2026, mercoledì
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Ucraina, il negoziato resta impantanato: Mosca rivendica i territori e gela l’Europa

Dopo il trilaterale di Abu Dhabi nessun passo avanti concreto verso la pace. Kiev prepara una lista di “linee rosse”, la Russia si appella all’intesa diretta con Washington e attacca l’Ue. Salvini affonda su Zelensky, il Papa richiama alla responsabilità della pace

Dal trilaterale di Abu Dhabi non arriva la svolta che molti auspicavano. Al termine della due giorni di colloqui che ha visto sedersi allo stesso tavolo Stati Uniti, Ucraina e Russia, il dossier ucraino resta fermo al punto di partenza: nessun passo concreto verso la fine delle ostilità e un confronto che si limita, per ora, a rinviare le decisioni più difficili. Se ne riparlerà la prossima settimana, quando – come ha lasciato intendere il presidente Volodymyr Zelensky – riprenderanno i negoziati sotto la mediazione americana.

Kiev si presenterà con una “lista precisa di richieste”, definita nelle ultime ore dai vertici politici e militari: una serie di condizioni non negoziabili, vere e proprie linee rosse sotto le quali l’Ucraina non intende scendere. Al centro, con ogni probabilità, la questione territoriale, che continua a rappresentare il nodo più esplosivo del confronto. Su questo fronte Mosca non arretra: il Cremlino ribadisce le proprie pretese e rivendica un’intesa diretta con Washington, facendo riferimento all’accordo di agosto tra Vladimir Putin e Donald Trump. In questo schema, l’Unione europea viene di fatto estromessa dal tavolo, liquidata senza mezzi termini come “incompetente”.

Lo stallo diplomatico si riflette anche nel dibattito politico italiano. Dal palco della manifestazione leghista di Rivisondoli, in Abruzzo, il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha attaccato frontalmente Zelensky: «Dopo tutti i soldi, dopo tutti gli sforzi e gli aiuti, ha pure il coraggio di lamentarsi. Amico mio, stai perdendo la guerra, credibilità e dignità». Parole durissime, accompagnate da un invito esplicito a «firmare l’accordo di pace il prima possibile», perché – secondo Salvini – «bisogna scegliere fra una sconfitta e una disfatta».

Il leader leghista ha poi rivendicato il cambio di impostazione del cosiddetto decreto Ucraina, sostenendo che per la prima volta «ha preso lo spazio primario la difesa dei civili rispetto alle armi, alle bombe e alla guerra», pur riconoscendo la necessità di garantire sicurezza e protezione per evitare nuove aggressioni e sconfinamenti.

A riportare il confronto su un piano umanitario e morale è intervenuto nuovamente papa Leone XIV. Durante l’Angelus, il Pontefice ha denunciato con parole nette il protrarsi del conflitto: «Il continuo delle ostilità, con conseguenze sempre più gravi per i civili, allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura». Un appello accorato a «intensificare ancora gli sforzi per porre fine a questa guerra», mentre l’Ucraina continua a essere colpita da attacchi che lasciano «intere popolazioni esposte al freddo dell’inverno».

In attesa della ripresa dei colloqui, la diplomazia resta sospesa tra dichiarazioni di principio, veti incrociati e rivendicazioni territoriali. La pace, evocata da tutti, appare ancora lontana.

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