Donald Trump lascia Davos al termine di una missione densa di incontri e messaggi politici, a cominciare dal faccia a faccia con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Dal Forum economico mondiale, il leader di Kiev annuncia un passo avanti cruciale: “Abbiamo raggiunto un accordo sulle garanzie di sicurezza. Il documento è pronto”. Un’affermazione che segna un avanzamento sul terreno diplomatico, ma che non chiude il dossier più delicato del conflitto. “La questione dei territori occupati dalla Russia resta ancora irrisolta”, chiarisce Zelensky, riportando il confronto alla sua dimensione più aspra.
Da Davos, il presidente ucraino lancia anche un avvertimento all’Europa: il Vecchio Continente, sostiene, “non è ancora in grado di difendere sé stesso”. Un richiamo diretto alle capitali europee, chiamate a rafforzare capacità militari e coesione strategica in una fase di crescente incertezza globale.
Sul calendario internazionale spicca ora l’appuntamento di venerdì 23 gennaio, quando negli Emirati Arabi Uniti è previsto un incontro trilaterale tra Stati Uniti, Ucraina e Russia. Un formato inedito, che alimenta aspettative ma anche cautela, in un contesto segnato da equilibri fragili e da una guerra che continua a ridisegnare alleanze e priorità.
Il clima politico resta teso anche sul fronte euro-atlantico. L’Alto rappresentante dell’Unione europea per la politica estera, Kaja Kallas, non usa mezzi termini: “Le relazioni transatlantiche hanno subìto un duro colpo”. Un colpo che Bruxelles non intende trasformare in rottura. “Non vogliamo buttare via 80 anni di buone relazioni per dei disaccordi – sottolinea Kallas – anche perché la maggior parte degli americani considera l’Europa il principale alleato degli Stati Uniti”. L’avvertimento è netto: ogni divisione tra alleati finisce per rafforzare gli avversari comuni.
A margine del Forum, Trump è stato protagonista anche della cerimonia per la firma del Board of Peace per Gaza, definendo l’evento “una giornata molto emozionante”, nel tentativo di accreditare un ruolo attivo di Washington sul dossier mediorientale.
Non mancano, infine, i segnali di attrito su altri scacchieri. Dalla Groenlandia, il premier Jens Frederik Nielsen risponde alle recenti dichiarazioni del presidente americano con parole ferme: “La nostra sovranità e la nostra integrità sono una linea rossa”. Un messaggio che ribadisce come, tra Davos e le capitali del mondo, la diplomazia resti un terreno affollato, complesso e tutt’altro che pacificato.
