9 Febbraio 2026, lunedì
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Famiglia nel bosco, svolta a Vasto: la madre a rischio allontanamento dalla casa-famiglia

Il caso dei tre bambini trovati nel bosco di Palmoli entra in una fase delicata: la permanenza della madre nella struttura di Vasto è in discussione mentre prosegue il procedimento giudiziario

“Rigida e non collaborativa”. È questa la definizione che aleggia su Catherine Birmingham, la madre dei tre bambini noti come i “bimbi del bosco” di Palmoli (Chieti), al centro di una vicenda che continua a sollevare interrogativi e tensioni. Dal 20 novembre la donna vive, insieme ai figli, nella casa-famiglia di Vasto, dove è stata collocata in seguito a un’ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Ora, però, la sua presenza nella struttura potrebbe arrivare al capolinea.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, Catherine viene considerata dai responsabili della casa-famiglia un possibile ostacolo al percorso educativo dei bambini – due gemelli di sei anni e una bambina di otto – tanto da rendere concreta l’ipotesi di un suo allontanamento. Attualmente alla madre è consentito vivere nella struttura e incontrare i figli solo in alcuni momenti della giornata, in un contesto regolato e monitorato.

Nei giorni scorsi si è tenuto un incontro tra la tutrice legale dei minori, l’avvocata Maria Luisa Palladino, gli assistenti sociali e i responsabili della struttura, con l’obiettivo di definire un piano educativo per i bambini. Una decisione definitiva, tuttavia, non sarebbe ancora stata presa e dovrebbe arrivare la prossima settimana. Sul tavolo, oltre al progetto educativo, anche la possibilità di separare Catherine dalla casa-famiglia.

Le tensioni non sono nuove. La stessa tutrice Palladino, in recenti interventi televisivi, aveva parlato di difficoltà nei rapporti con la madre, accusata di opporsi sistematicamente alle proposte avanzate dagli operatori. “Dice no a tutto, rifiuta di trovare una quadra per il bene dei bambini”, avrebbe affermato l’avvocata, ribadendo però che i minori “sono sereni e pienamente adattati al nuovo ambiente”. Dichiarazioni rilanciate anche dopo l’intervista rilasciata dal padre dei bambini, Nathan Trevallion, a La Stampa.

Sul caso è intervenuta anche la Garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, che ha invitato alla cautela: “La risposta a un trauma non può essere un altro trauma. La permanenza in casa-famiglia è comprovata nei casi di violenza e abusi commessi dai genitori. Qui non so”. Parole che sottolineano la delicatezza di una situazione ancora tutta da chiarire.

Intanto, la vicenda si arricchisce di un nuovo capitolo. Presso la stazione dei carabinieri di Ortona è stato depositato un esposto firmato da Leonora Carusi, figlia del proprietario del casolare dove uno dei genitori aveva soggiornato. L’atto, indirizzato alle procure competenti e al procuratore generale presso la Corte di Cassazione, chiede di verificare alcune decisioni adottate dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila, in particolare l’allontanamento dei minori dal contesto familiare e il loro collocamento in una struttura protetta. Si tratta, tuttavia, di un’iniziativa priva di effetti giudiziari diretti.

La storia resta incardinata in un procedimento ancora in corso. Nei confronti dei genitori è stata disposta la sospensione della responsabilità genitoriale ed è stata avviata una perizia per valutare la loro capacità genitoriale. L’esposto si inserisce nel quadro delle azioni già intraprese dalla famiglia e, secondo quanto riferito dalla presentatrice, mira a sollecitare un approfondimento delle scelte compiute finora.

In attesa delle prossime decisioni, il destino dei tre bambini e quello della loro madre restano appesi a un equilibrio fragile, tra esigenze di tutela, percorsi educativi e il timore che, nel tentativo di proteggere, si finisca per aggiungere nuove ferite a una storia già complessa.

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