18 Febbraio 2026, mercoledì
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Mia Moglie, la Procura di Roma indaga sui gestori del gruppo social sessista

Perquisizioni della Polizia Postale nei confronti di una donna di 52 anni e di un giovane di 24: sequestrati i dispositivi informatici. Il gruppo, con migliaia di iscritti, è stato chiuso da Facebook

La Procura della Repubblica di Roma ha acceso un faro sul gruppo Facebook denominato “Mia Moglie”, finito al centro di numerose segnalazioni per contenuti ritenuti sessisti e lesivi della dignità delle donne. Su delega dell’autorità giudiziaria, la Polizia di Stato ha eseguito decreti di perquisizione nei confronti delle persone ritenute coinvolte nella creazione e nella gestione della pagina.

Le indagini, avviate dopo una serie di segnalazioni pervenute nel mese di agosto al portale della Polizia Postale, hanno consentito di identificare una donna di 52 anni e un ragazzo di 24 anni. Gli investigatori hanno inoltre ricostruito la titolarità dell’account utilizzato per amministrare il gruppo, riconducibile a un uomo di 70 anni, residente nel Leccese, deceduto il 30 marzo 2025.

Le perquisizioni sono state effettuate da personale altamente specializzato del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, con il supporto del Cosc di Bari e della Socs di Lecce. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati diversi dispositivi informatici, ora al vaglio degli inquirenti, che dovranno chiarire ruoli, responsabilità e modalità di gestione della pagina.

Il gruppo “Mia Moglie” contava migliaia di utenti e si caratterizzava per la condivisione e il commento di immagini di donne, indicate dagli iscritti come mogli o compagne. Secondo quanto emerso, le fotografie sarebbero state pubblicate verosimilmente senza il consenso delle persone ritratte, alimentando una dinamica di esposizione e mercificazione che ha suscitato forte allarme.

A seguito della segnalazione formale della Polizia Postale, la piattaforma Facebook ha collaborato con le autorità e ha disposto la chiusura definitiva del gruppo. L’inchiesta prosegue per accertare eventuali profili di rilevanza penale e per definire, anche attraverso l’analisi dei dispositivi sequestrati, il contributo concreto dei soggetti indagati nella gestione di uno spazio social ritenuto gravemente lesivo dei diritti e della dignità delle persone coinvolte.

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