17 Febbraio 2026, martedì
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B&B abusivo sotto il naso del Garante: il silenzio sospetto di Stanzione

A 30 metri dall’appartamento trasformato in B&B non registrato che frutta 120mila euro all’anno, Pasquale Stanzione continua a dichiarare di non saperne nulla. Ma i conti, le distanze e i solleciti condominiali raccontano un’altra storia.

Roma, piazza della Pigna: nel cuore pulsante del centro storico si nasconde un piccolo scandalo che profuma di paradosso e incredulità. Al piano terra di un palazzo storico, un appartamento intestato alle figlie del presidente del Garante per la Privacy, Pasquale Stanzione, viene gestito come bed and breakfast — pur risultando ufficialmente registrato come studio. Secondo Il Fatto Quotidiano, la struttura ha incassato fino a 120mila euro dai turisti, senza alcuna regolarizzazione.

Il dettaglio più clamoroso? Stanzione vive a soli trenta metri di distanza, in un appartamento signorile in affitto dal novembre 2020, pagato oltre 3mila euro al mese. Una vicinanza che rende difficile credere alla sua versione: «Non ne sapevo nulla». Perché ignorare un’attività che fiorisce letteralmente sotto casa?

L’appartamento è stato comprato dal presidente nel 2008 «quando le figlie studiavano all’università», racconta una vicina. Negli anni, però, la gestione della struttura ha sollevato più di un sospetto. Alessandro Pascucci, che si occupa dell’immobile di famiglia, sostiene di aver chiesto più volte a Stanzione di cambiare la destinazione d’uso, ma la richiesta è arrivata solo nell’ottobre 2025, dopo l’irrogazione delle prime multe.

Non è tutto: le spese condominiali dipingono un quadro altrettanto paradossale. L’appartamento di Stanzione è in regola, mentre quello trasformato in B&B risulta moroso di 1.400 euro, al punto che il condominio ha dovuto spendere 70 euro per notificare il sollecito di pagamento.

Il puzzle è chiaro: un appartamento di famiglia che produce reddito significativo, una vicinanza fisica innegabile, richieste di regolarizzazione tardive e conti condominiali ignorati. Il presidente del Garante continua a sostenere di non sapere nulla, ma i fatti sollevano dubbi pesanti.

In una città dove la storia incontra la modernità, questa vicenda mette in luce un cortocircuito tra responsabilità pubblica e gestione privata, tra controllo e silenzio. E lascia una domanda sospesa: come può il massimo garante della privacy non accorgersi di un’attività che prospera letteralmente sotto il suo stesso tetto?

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