15 Febbraio 2026, domenica
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Seul guarda a Pechino: Lee chiede a Xi di mediare con Pyongyang sul nodo nucleare

Diplomazia asiatica | Il presidente sudcoreano in visita di Stato in Cina

Nel delicato scacchiere della penisola coreana, Seul prova a riattivare il canale di Pechino. Il presidente sudcoreano Lee Jae-myung ha confermato di aver chiesto alla Cina di svolgere un ruolo di mediazione sulle questioni più sensibili legate alla Corea del Nord, a partire dal dossier più esplosivo: le armi nucleari di Pyongyang.

La richiesta è emersa durante la visita di Stato di quattro giorni in Cina e, in particolare, nel bilaterale di lunedì a Pechino con il presidente cinese Xi Jinping. A riferirne è stato lo stesso Lee, parlando a Shanghai nel corso di un pranzo con i giornalisti al seguito della delegazione sudcoreana. Un’occasione informale, ma politicamente significativa, per fare il punto su un incontro che Seul considera cruciale per la stabilità regionale.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Yonhap, Lee ha illustrato come il confronto con Xi abbia toccato l’intero spettro delle tensioni sulla penisola coreana, sottolineando il peso specifico della Cina quale attore indispensabile nei rapporti con Pyongyang. Pechino, storico alleato del regime nordcoreano e interlocutore chiave nei negoziati multilaterali del passato, resta infatti uno dei pochi Paesi in grado di esercitare un’influenza concreta su Kim Jong-un.

Dal canto suo, Xi Jinping avrebbe invitato alla “pazienza” sul dossier nordcoreano, richiamando la necessità di un approccio graduale e prudente. Un messaggio che riflette la linea tradizionale di Pechino: evitare escalation, privilegiare la stabilità e favorire soluzioni diplomatiche, anche a costo di tempi lunghi.

L’iniziativa di Lee si inserisce in un contesto regionale segnato da rinnovate tensioni, test missilistici nordcoreani e dall’intreccio sempre più complesso tra sicurezza asiatica e rivalità tra grandi potenze. Per Seul, il coinvolgimento attivo della Cina rappresenta non solo una scommessa diplomatica, ma anche un passaggio obbligato per riaprire spazi di dialogo con un Nord sempre più isolato e militarizzato.

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