15 Luglio 2026, mercoledì
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RAI e social, l’affondo del Pd: «Così il servizio pubblico diventa megafono di partito»

Polemiche sul servizio pubblico

Un’accusa diretta, senza giri di parole, che riaccende il dibattito sull’indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo. Sandro Ruotolo, responsabile Informazione nella segreteria nazionale del Partito democratico, punta il dito contro quella che definisce una progressiva perdita di decoro e neutralità della RAI, soprattutto sul terreno dei social network.

Secondo Ruotolo, il clima politico attuale consentirebbe a chi è vicino al partito della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, di esprimersi senza limiti, anche con toni e contenuti incompatibili con il ruolo di dirigente del servizio pubblico. «Sui social media si perde ogni parvenza di decenza», denuncia, sostenendo che la RAI «non è più la Rai di tutti», ma si sarebbe trasformata nell’“house organ” di Fratelli d’Italia.

Al centro della polemica c’è il comportamento di Riccardo Pescante, vicedirettore di Rai Sport, accusato di manifestare apertamente e senza remore la propria appartenenza politica online. Una condotta che, per Ruotolo, mina alla radice la credibilità dell’azienda quando continua a rivendicare la propria indipendenza editoriale.

Tra i contenuti contestati vengono citati diversi post: uno con la fiamma tricolore del Movimento Sociale Italiano, accompagnata dalla data di nascita del partito, il 26 dicembre 1946, e dallo slogan “le radici profonde non gelano”; un altro con la frase «con la violenza non si risolve niente, figurati senza»; e ancora un meme che raffigura Donald Trump con la scritta «dopo Nicolás Maduro adesso tocca a Maurizio Landini», chiuso dall’annotazione ironica «peccato che sia solo un meme».

Per il responsabile Informazione del Pd, non si tratta di episodi isolati ma del segno di una “sudditanza” politica ormai esibita senza imbarazzo. Da qui la richiesta formale alla Commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI di convocare i vertici di viale Mazzini, con l’obiettivo di chiarire la situazione e imporre una linea di comportamento pubblico chiara e vincolante per i dipendenti dell’azienda.

Il messaggio conclusivo è netto e rivendica una questione di principio: «Il servizio pubblico non è un megafono di partito», afferma Ruotolo. «È un bene di tutti». Una presa di posizione che promette di alimentare nuove tensioni politiche attorno al ruolo, alla missione e all’autonomia della RAI.

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