L’Ucraina non può vincere la guerra senza il sostegno degli Stati Uniti. Volodymyr Zelensky lo ribadisce con parole nette, tornando a sottolineare il ruolo decisivo di Washington in una fase che considera cruciale del conflitto. Il presidente ucraino si dice convinto che Donald Trump stia lavorando a un possibile accordo di pace, ma al tempo stesso chiarisce di non nutrire alcuna fiducia nelle reali intenzioni del Cremlino.
«Non credo che Vladimir Putin voglia davvero la pace», afferma Zelensky, liquidando come «classiche bugie della propaganda russa» le notizie su un presunto attacco ucraino con 91 droni contro una residenza del presidente russo. Per Kiev, la strada verso un cessate il fuoco passa inevitabilmente dalla pressione internazionale: «Abbiamo bisogno della leva di Trump, fatta di sanzioni e dialogo», insiste il leader ucraino.
L’ipotesi Donbass: una zona economica speciale
Pur senza arretrare sui principi fondamentali, Zelensky apre alla possibilità di un compromesso sul Donbass, la regione russofona che comprende le oblast di Donetsk e Lugansk, oggi in parte occupate dalle forze russe. Kiev, precisa, non intende rinunciare a quei territori, ma riconosce la necessità di fare i conti con la realtà sul terreno.
La proposta ucraina prevede la creazione di una zona economica speciale, regolata da norme particolari. «Se noi arretriamo di alcuni chilometri, la Russia deve fare lo stesso, con un ritiro speculare delle proprie truppe», spiega Zelensky. Un’area cuscinetto che, nelle intenzioni di Kiev, potrebbe ridurre la tensione e aprire uno spazio negoziale senza legittimare l’occupazione.
«Non possiamo abbandonare quei territori»
Il nodo delle annessioni resta però il principale ostacolo a qualsiasi intesa. «È il punto più difficile da sciogliere», ammette Zelensky. Le posizioni di Kiev restano distanti da quelle di Mosca, mentre sono più vicine a quelle di Washington. «Trump sta cercando un compromesso», osserva il presidente ucraino, ma ribadisce una linea invalicabile: «Non possiamo semplicemente andarcene. Sarebbe contro il diritto internazionale e lì vivono circa 300mila persone».
L’orizzonte del 2026 e le difficoltà russe
Guardando al futuro, Zelensky intravede una possibilità concreta di porre fine alla guerra nel 2026, anche alla luce delle difficoltà crescenti dell’esercito russo sul fronte della mobilitazione. Secondo i dati forniti da Kiev, Mosca ha mobilitato finora circa 43mila uomini al mese, ma per la prima volta dall’inizio del conflitto il numero dei nuovi arruolati coincide con quello delle perdite.
«Nel 2025 vediamo per la prima volta che le dimensioni dell’esercito russo hanno smesso di crescere», sottolinea Zelensky. «Questo ci fa sperare che nel 2026 saremo in grado di fermare completamente la guerra».
Nuove esplosioni a Zaporizhzhia e Odessa
Intanto, sul terreno, il conflitto continua a colpire le città ucraine. Nella notte un impianto industriale è stato danneggiato da una serie di esplosioni a Zaporizhzhia. Un’altra detonazione è stata segnalata anche a Odessa. In entrambe le regioni era scattato l’allarme antiaereo, a conferma di una tensione che, nonostante gli spiragli diplomatici, resta altissima.
