Nel cuore di una Striscia di Gaza già devastata dai bombardamenti e dalla fuga forzata di centinaia di migliaia di persone, il freddo si sta rivelando un nemico altrettanto spietato. La tempesta Byron, che da giorni sferza l’enclave con piogge torrenziali, vento e un improvviso abbassamento delle temperature, sta aggravando un’emergenza umanitaria ormai fuori controllo. Le ultime ore hanno consegnato un bilancio ancora più drammatico: un neonato e un bambino di nove anni sono morti per il gelo, intrappolati in condizioni di vita impossibili.
Secondo quanto riportato da Al Jazeera e dall’agenzia palestinese Wafa, il neonato è deceduto nel campo di Al-Shati, una delle aree più sovraffollate e colpite dagli sfollamenti interni. Allo stesso modo, Al Jazeera ha riferito della morte di Hadeel Al-Masri, nove anni, spirata in un rifugio improvvisato a ovest di Gaza City, dove migliaia di famiglie cercano riparo in condizioni precarie, senza riscaldamento e con materiali di fortuna.
L’ondata di maltempo non ha portato via soltanto il calore necessario a sopravvivere, ma anche l’ultimo barlume di sicurezza. Fonti della Wafa riferiscono che nella notte cinque palestinesi sono rimasti uccisi nel crollo di una casa a Bir an-Naaja, nel nord della Striscia: l’edificio ospitava sfollati che avevano cercato riparo al suo interno, convinti che le pareti avrebbero retto più delle tende inzuppate di pioggia. Ma la struttura, provata dai danni accumulati e dal peso dell’acqua, non ha resistito.
All’alba, un altro cedimento: a ovest di Gaza City due persone sono morte quando un muro, indebolito dal maltempo, è crollato sulle tende in cui dormivano. Scene che si ripetono ogni giorno, mentre il territorio, già martoriato dai raid e dagli sfollamenti, tenta di resistere a un inverno arrivato troppo in fretta e troppe volte sottovalutato.
La tragedia non è isolata. Nella notte tra il 10 e l’11 dicembre una bambina di otto mesi era morta nella sua tenda allagata. Anche in quel caso il freddo aveva fatto la sua parte, ma erano le condizioni inumane – il fango, l’acqua, l’assenza di protezioni minime – ad aver determinato un destino che avrebbe potuto essere diverso.
La tempesta Byron sta mettendo a nudo la fragilità totale di una popolazione senza più spazi sicuri: rifugi sovraffollati privi di elettricità, tende che cedono sotto la pioggia, edifici pericolanti che diventano trappole mortali. In un territorio in cui la guerra scandisce ogni ora, il freddo si è trasformato nell’ennesima minaccia, silenziosa ma devastante, che colpisce soprattutto i più piccoli. Un’emergenza nell’emergenza, che lascia presagire scenari ancora più cupi con l’avanzare dell’inverno.
