3 Luglio 2026, venerdì
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Firenze si ferma: lo sciopero generale porta in piazza il “Paese reale” evocato da Landini

Migliaia di lavoratori in corteo contro la legge di bilancio. Il segretario della Cgil guida la manifestazione e accusa il governo: “Non ha il consenso della maggioranza”. Fratelli d’Italia replica: “La Cgil è isolata, le critiche sono incomprensibili”.

La mattina si apre con il rullo dei tamburi di una banda musicale che dà il passo al corteo. Da piazza Santa Maria Novella, nel cuore di Firenze, si muove un fiume compatto di lavoratrici e lavoratori, bandiere rosse e striscioni che annunciano un dissenso diffuso contro la legge di bilancio. In testa c’è Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, volto simbolo dello sciopero generale indetto dal sindacato. Accanto a lui, i dirigenti toscani della confederazione, amministratori locali e figure politiche di primo piano.

La città toscana diventa così l’epicentro della protesta nazionale: migliaia di persone arrivate da tutta la regione affollano il percorso che attraversa il centro storico fino a piazza del Carmine, nell’Oltrarno, dove Landini terrà il comizio conclusivo. Sulle bandiere della Cgil sventolano anche i vessilli della pace e della Palestina, testimonianza di un malessere sociale che si intreccia a un più ampio disagio internazionale.

Landini e il “Paese reale”: “C’è una maggioranza che non vi sostiene”

Il segretario della Cgil non usa giri di parole. “È necessario cambiare le politiche economiche. Il Paese reale chiede cambiamenti e non intendiamo fermarci”, dichiara ai microfoni, mentre la folla avanza sotto i palazzi rinascimentali del centro fiorentino. E insiste sul concetto che attraversa l’intera giornata: la protesta, secondo lui, sarebbe la prova tangibile dell’assenza di un consenso largo alle politiche del governo.

“Questa è una grandissima giornata che dimostra come la maggioranza del Paese non sostenga le politiche di questo governo. Non si arriva alla fine del mese, i salari restano bassi, si continua a prendere dai lavoratori dipendenti e dai pensionati e non da dove le risorse ci sono”, afferma. Poi il j’accuse sulle scelte di bilancio: “Siamo di fronte a una logica folle che porta gli Stati ad aumentare la spesa per le armi. L’unica spesa pubblica che cresce è quella per il riarmo. Il lavoro, invece, deve tornare ad avere diritti: basta sfruttamento”.

Dietro di sé, Landini vede una dimostrazione di forza che interpreta come un segnale politico: “Queste piazze dicono che il governo non ha il consenso della maggioranza del Paese e che il mondo del lavoro chiede un cambiamento vero, nelle politiche economiche e sociali”.

La cornice politica: Pd e istituzioni locali in corteo

Il corteo è guidato dallo striscione della Cgil Toscana, sorretto dal segretario regionale Rossano Rossi e da quello fiorentino Bernardo Marasco. Accanto a loro sfila il segretario regionale del Pd, Emiliano Fossi, deputato dem, e la sindaca di Firenze, Sara Funaro. Una presenza che conferma l’adesione di un ampio segmento della sinistra istituzionale alla protesta contro la manovra.

Il tessuto del corteo è variegato: lavoratori pubblici e privati, pensionati, studenti, delegati delle fabbriche toscane e semplici cittadini che denunciano la crescente difficoltà del vivere quotidiano, in un contesto di salari stagnanti e inflazione che erode potere d’acquisto e certezze.

La replica di Fratelli d’Italia: “Landini isolato, numeri e riforme dicono altro”

Alle parole del segretario della Cgil risponde Fratelli d’Italia con toni altrettanto netti. Per Augusta Montaruli, vicecapogruppo alla Camera, la giornata fiorentina non è il segno di un dissenso generalizzato ma l’ennesima prova dell’isolamento del sindacato.

“Lo sciopero di oggi dimostra l’isolamento della Cgil. Risulta incomprensibile scioperare proprio ora che l’occupazione ha raggiunto livelli record e il governo Meloni ha stanziato 1,1 miliardi solo per limitare l’adeguamento delle pensioni all’aspettativa di vita”, afferma. E punta il dito contro la narrazione dell’austerità evocata da Landini: “Quella che chiama austerità è un rigore necessario, imposto dal debito miliardario lasciato da Pd e Cinque Stelle con il superbonus”.

La deputata rivendica inoltre un diverso approccio verso i giovani e il mondo del lavoro: “Il governo Meloni ha aumentato del 9,7 per cento le risorse destinate ai giovani e ha restituito loro la prospettiva di un’occupazione vera, non l’orizzonte assistenzialista del reddito di cittadinanza”. Montaruli ricorda anche le misure adottate sul fronte del caro-energia: “Con il decreto energia abbiamo destinato 30 miliardi di risparmi a famiglie e imprese”.

Infine, l’affondo politico: “Se Elly Schlein non va ad Atreju è perché l’opposizione è divisa su chi debba guidarla e teme il confronto”.

Una piazza, due visioni del Paese

La giornata di Firenze cristallizza due immagini contrapposte dell’Italia. Da un lato, la Cgil e la sua lettura di un Paese schiacciato da salari bassi e politiche economiche sbagliate. Dall’altro, il governo e la maggioranza parlamentare che rivendicano indicatori positivi e scelte considerate necessarie per mantenere i conti in ordine.

In mezzo restano i lavoratori che hanno riempito le strade della città toscana, protagonisti di una manifestazione che, nelle intenzioni del sindacato, vuole essere solo la prima tappa di un percorso di mobilitazione destinato a proseguire. E che, nelle parole di Landini, incarna il “Paese reale” che chiede di essere ascoltato.

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