25 Settembre 2026, venerdì
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Ucraina, il rebus della pace tra pressioni internazionali e nuove concessioni: Mosca frena, l’Occidente rilancia

Il Cremlino avverte che la versione aggiornata del piano di pace Usa rielaborata da Kiev potrebbe non soddisfare Mosca. Trump accusa Zelensky di ostacolare un accordo, Bruxelles insiste sulle garanzie di sicurezza. Sabato vertice a Parigi con Usa, Ucraina, Francia, Germania e Regno Unito. Le Monde rivela: Kiev pronta a una zona demilitarizzata nel Donbass con supervisione internazionale.

La partita diplomatica sul futuro dell’Ucraina entra in una fase decisiva, ma la prospettiva di una tregua resta ancora lontana. La revisione del piano di pace statunitense, rielaborata da Kiev e ora sul tavolo delle principali capitali occidentali, ha provocato la reazione di Mosca. Il Cremlino, pur senza entrare nei dettagli, ha fatto sapere che il testo “potrebbe non soddisfarci”, lasciando intendere che anche i più recenti aggiustamenti non rispondono alle richieste russe maturate in oltre due anni e mezzo di guerra.

In questo scenario, a riaccendere il dibattito sono arrivate le parole di Donald Trump. Il presidente statunitense ha affermato che in Ucraina, a suo dire, esisterebbe un ampio sostegno popolare a un compromesso con la Russia, eccezion fatta per il presidente Volodymyr Zelensky. “A parte il presidente, la gente ama l’idea dell’accordo”, ha dichiarato Trump, presentandosi come l’unico in grado di favorire un’intesa. Pur riconoscendo la complessità del dossier, ha collegato la partecipazione statunitense ai negoziati alla possibilità di arrivare a risultati concreti: “Parteciperemo se ci sono buone chance di accordo”.

Dall’Europa, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ribadito che all’Ucraina serve una pace “giusta e duratura”, accompagnata da garanzie di sicurezza “molto robuste”. Il messaggio è indirizzato tanto a Kiev quanto ai partner occidentali, chiamati a definire un equilibrio che possa scoraggiare nuove aggressioni russe senza prefigurare compromessi sulla sovranità ucraina.

Il fronte diplomatico si prepara a un fine settimana intenso. Sabato, a Parigi, funzionari di Stati Uniti, Ucraina, Francia, Germania e Regno Unito si riuniranno per esaminare la nuova versione del piano di pace. Si tratta di un passaggio cruciale, tanto più perché nelle ore successive l’agenda internazionale prevede un altro appuntamento di alto livello: lunedì a Berlino il cancelliere tedesco Friedrich Merz incontrerà il premier britannico Keir Starmer e il presidente francese Emmanuel Macron, segno della volontà europea di mantenere una regia comune sull’intero processo negoziale.

A complicare e, al tempo stesso, arricchire il quadro è l’indiscrezione pubblicata da Le Monde. Secondo il quotidiano francese, Kiev sarebbe pronta ad accettare la creazione di una zona demilitarizzata nel Donbass, su entrambi i lati della linea di demarcazione. Si tratterebbe di una concessione calibrata, approvata dalle principali capitali europee, con un obiettivo dichiarato: sottrarre il territorio a nuove pressioni militari russe mediante un dispositivo di sicurezza affidato a forze internazionali, in particolare statunitensi.

Il Donbass rimane la regione più contesa del conflitto, un’area strategica il cui bacino minerario è ambito da Mosca fin dal 2014. L’ipotesi di una supervisione internazionale, se confermata, avrebbe il potenziale di trasformare l’intera architettura di sicurezza del fronte orientale ucraino, pur lasciando aperti numerosi interrogativi sulla praticabilità e sulla reazione del Cremlino.

La strada verso un accordo resta, dunque, tortuosa. I prossimi vertici chiariranno se la diplomazia riuscirà a ridurre le distanze o se le frizioni tra Kiev, Mosca e i diversi attori occidentali continueranno a rallentare l’avvicinamento a una pace che, per ora, appare ancora un obiettivo in costruzione.

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