29 Giugno 2026, lunedì
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Genova, morte in sala operatoria

Una lettera anonima riapre il caso e fa scattare l’inchiesta: quattro medici indagati per omicidio colposo

La morte di una donna di 62 anni durante un intervento chirurgico al bacino, avvenuta all’Ospedale San Martino di Genova lo scorso 11 novembre, è tornata improvvisamente al centro dell’attenzione giudiziaria. A riaccendere i riflettori su quella sala operatoria è stata una lettera anonima arrivata in Procura alcuni giorni dopo il funerale, un documento che ha spinto la pm Arianna Ciavattini ad aprire un’indagine per omicidio colposo e a iscrivere nel registro quattro medici coinvolti nell’operazione.

Fino a quel momento, la vicenda sembrava chiusa. La paziente, rimasta gravemente ferita in un incidente stradale, era stata sottoposta a un intervento ortopedico complesso. Secondo quanto ricostruito, l’operazione era iniziata con un imprevisto sanguinamento venoso, un’emorragia gestita grazie a un macchinario specifico che aveva permesso di proseguire la procedura. Le comunicazioni dell’anestesista lasciavano intendere che i parametri vitali fossero stabili, elemento che aveva autorizzato l’équipe a procedere con il fissaggio della placca.

È in questa fase che si verifica il momento critico descritto nella lettera e ora oggetto dell’indagine. Durante l’installazione delle viti, la punta del trapano chirurgico utilizzato per perforare l’osso si spezza. Pochi istanti dopo, la paziente va in arresto cardiaco. Nonostante un’ora di tentativi di rianimazione, i medici non riescono a salvarla. La morte viene constatata in sala operatoria e la salma trasferita a Torino, dove i familiari organizzano il funerale senza sospettare che la vicenda sarebbe stata oggetto di ulteriori accertamenti.

La svolta arriva con quella lettera anonima che descrive nel dettaglio ciò che sarebbe accaduto durante l’intervento e insinua il sospetto di una possibile falsificazione della documentazione radiografica che registra le fasi dell’operazione. Un’accusa gravissima che, pur non accompagnata da un nome o da una firma, ha convinto la Procura della necessità di riaprire il caso. Per stabilire l’esatta causa della morte e verificare la fondatezza delle segnalazioni, il corpo della donna è stato riesumato e sottoposto ad autopsia.

L’inchiesta è ora nelle mani degli esperti incaricati di analizzare ogni passaggio dell’operazione e di accertare se le complicazioni insorte siano riconducibili a un tragico imprevisto chirurgico o se vi siano state negligenze, omissioni o irregolarità. Il fascicolo aperto per omicidio colposo non implica responsabilità accertate, ma impone di chiarire ogni aspetto di una morte avvenuta in circostanze improvvise e drammatiche.

Il caso ha riportato al centro il delicato tema della trasparenza nelle procedure ospedaliere e del peso che può avere una testimonianza anonima quando mette in dubbio la regolarità di un atto medico. In queste settimane gli investigatori stanno vagliando materiali, relazioni cliniche e testimonianze per ricostruire minuto per minuto quanto accaduto in sala operatoria.

Solo all’esito degli esami tecnici e delle verifiche documentali sarà possibile capire se la tragedia dell’11 novembre rientri nel novero degli incidenti imprevedibili o se la lettera anonima abbia rivelato elementi meritevoli di ulteriori approfondimenti giudiziari. In attesa dei risultati dell’autopsia e delle perizie, resta l’immagine di una vicenda che ha scosso non solo i familiari, ma l’intera struttura ospedaliera, ora chiamata a confrontarsi con una morte che, pur avvenuta tra le mura della sanità, continua a generare interrogativi ancora senza risposta.

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