Quando, il 9 dicembre 2022, esplose il caso ribattezzato Qatargate, l’onda d’urto travolse Bruxelles in un momento in cui nessuno immaginava potesse aprirsi una delle più delicate crisi reputazionali nella storia recente del Parlamento europeo. A distanza di oltre due anni dall’avvio dell’inchiesta per presunta corruzione legata all’influenza di governi stranieri, il fronte giudiziario resta ancorato alle indagini preliminari, mentre sul piano politico continua a produrre effetti profondi e visibili.
L’ultimo atto è arrivato dalla commissione giuridica dell’Eurocamera, la Juri, che ha accolto la richiesta della Procura federale belga di revocare l’immunità all’eurodeputata del Partito Democratico Alessandra Moretti. La decisione, che ora dovrà ricevere la conferma definitiva della plenaria, apre un nuovo capitolo in un’indagine che non ha ancora approdato a un rinvio a giudizio ma che continua a generare implicazioni politiche e istituzionali.
Nella stessa seduta, però, la Juri ha respinto la richiesta identica avanzata nei confronti dell’altra eurodeputata dem, Elisabetta Gualmini. Una scelta che rompe il parallelismo iniziale tra le due posizioni e che, di fatto, crea un precedente in cui due casi istruiti dagli stessi magistrati e legati al medesimo filone d’indagine vengono valutati in maniera divergente.
La reazione di Alessandra Moretti è stata immediata e carica di amarezza. “Sono amareggiata perché gli elementi su cui era basata la richiesta della procura erano stati da me già smentiti su base documentale dinanzi alla commissione Juri”, ha dichiarato, sottolineando che, a suo avviso, la decisione non sarebbe stata guidata esclusivamente da considerazioni di merito. “Temo che il voto non abbia guardato agli effettivi contenuti della richiesta, ma sia stato condizionato da strategie e convenienze politico-elettorali, come è stato del resto già ammesso da alcuni colleghi”, ha aggiunto.
Nonostante il giudizio negativo della commissione, Moretti ha ribadito di guardare con serenità al passaggio decisivo in plenaria e di essere pienamente disponibile a collaborare con la magistratura belga: “Sono a disposizione per rispondere a tutte le domande utili alle indagini”.
Sul fronte opposto, il caso di Elisabetta Gualmini si conclude – almeno per ora – con una porta chiusa da parte della Juri. Una decisione che conferma come, all’interno della stessa inchiesta, la commissione abbia riscontrato elementi differenti o ritenuto insufficienti i presupposti per autorizzare l’intervento giudiziario.
Intanto, mentre le eurodeputate coinvolte si preparano alla prossima tappa parlamentare o tirano un sospiro di sollievo, il quadro giudiziario resta immobile. L’inchiesta sul Qatargate, nata con arresti clamorosi e un’imponente mole di perquisizioni, si trova ancora nella fase preliminare. Parallelamente procede anche il riesame delle modalità investigative utilizzate dalla giustizia belga, un aspetto che potrebbe incidere sui tempi e sugli sviluppi futuri del procedimento.
Il Parlamento europeo, intanto, continua a muoversi in equilibrio tra la necessità di tutelare l’indipendenza della magistratura, la salvaguardia delle prerogative degli eletti e la pressione di un’opinione pubblica che, da oltre due anni, attende chiarezza su uno scandalo che ha segnato profondamente l’immagine dell’istituzione.
