3 Luglio 2026, venerdì
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L’Europa chiude l’era del gas russo mentre al Cremlino si consuma il più lungo faccia a faccia tra Mosca e gli emissari Usa

Von der Leyen definisce “storica” l’intesa Ue per il phase-out del gas russo. A Mosca cinque ore di colloqui tra Putin, Witkoff e Kushner: il Cremlino concede solo una parte del piano americano. Salta l’incontro con Zelensky a Bruxelles, mentre cresce il timore di un disimpegno degli Stati Uniti.

L’Unione Europea imbocca ufficialmente l’uscita dal gas russo. L’intesa raggiunta tra Consiglio e Parlamento europeo per eliminare progressivamente le importazioni di gas naturale da Mosca rappresenta, nelle parole di Ursula von der Leyen, «una giornata storica per l’Europa». Il regolamento, frutto di mesi di trattative, segna uno spartiacque politico ed energetico: un impegno formale a ridurre la dipendenza da un Paese con cui l’Occidente è in rotta di collisione dal 2022.

Mentre Bruxelles celebra il risultato, a migliaia di chilometri di distanza si svolge la più lunga e delicata trattativa degli ultimi mesi. Al Cremlino Vladimir Putin riceve l’inviato statunitense Steve Witkoff e Jared Kushner, genero dell’ex presidente Donald Trump, per un confronto definito da Mosca «produttivo» ma tutt’altro che risolutivo. Cinque ore di colloquio serrato che hanno prodotto, secondo la versione russa, un via libera soltanto parziale al piano americano sul conflitto in Ucraina.

Il presidente russo, in un raro commento diretto sul negoziato, mantiene una linea durissima. «Gli europei cercano di ostacolare gli sforzi di pace americani», dichiara, accusando l’Unione di voler intralciare il tentativo di Washington di costruire un percorso diplomatico. Poi l’affondo: «La Russia non ha intenzione di combattere con l’Europa. Ma se l’Europa vuole la guerra, noi siamo pronti». Un messaggio che arriva proprio nel giorno in cui l’Ue decide di chiudere la porta alle forniture energetiche di Mosca.

Sul fronte occidentale, intanto, si fa sentire la prudenza della Banca Centrale Europea, che raffredda l’entusiasmo di von der Leyen sulla possibilità di utilizzare i profitti degli asset congelati russi per finanziare l’Ucraina. Una frenata tecnica ma politicamente pesante, che ricorda all’esecutivo comunitario i limiti giuridici dell’operazione.

Se a Mosca il negoziato ha almeno prodotto un tavolo di dialogo, in Europa quello previsto tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e gli inviati di Trump è invece improvvisamente saltato. Secondo quanto riferisce il Kyiv Post, l’incontro di Bruxelles non avrà luogo «a causa del ritorno degli inviati» a Washington. Fonti non meglio precisate spiegano che Zelensky è già in viaggio verso l’Ucraina, mentre dal Cremlino trapela che Witkoff e Kushner avrebbero «promesso» di ripartire immediatamente per gli Stati Uniti dopo il colloquio con Putin.

Le ragioni dell’annullamento non sono state chiarite. A complicare il quadro, l’agenzia russa Tass cita un controllore del traffico aereo europeo secondo cui il volo dei due emissari avrebbe superato l’Europa entrando nello spazio aereo canadese durante la notte, circostanza che alimenta interrogativi sui movimenti reali della delegazione americana.

Nel frattempo, Donald Trump interviene a modo suo: «È un casino, cerchiamo di risolverlo». Zelensky, però, teme un rischio diverso e più strategico: che l’assenza di risultati concreti porti gli Stati Uniti a «perdere interesse» nei negoziati e, di conseguenza, nell’Ucraina stessa.

Mentre l’Ue festeggia il suo “giorno storico”, la guerra e la diplomazia continuano a muoversi su piani incerti e spesso divergenti. Bruxelles, Mosca e Washington avanzano ciascuno con la propria agenda, ma è l’Ucraina, ancora una volta, a trovarsi nel punto più fragile di un equilibrio globale che cambia di ora in ora.

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