L’inchiesta della Procura europea sui fondi destinati alla formazione dei giovani diplomatici entra in una fase cruciale e trascina con sé alcuni dei nomi più in vista delle istituzioni comunitarie. Federica Mogherini, già Alto rappresentante dell’Unione per la politica estera, e Stefano Sannino, attuale segretario generale del Servizio europeo per l’azione esterna, sono stati rilasciati nella notte dopo un lungo interrogatorio condotto dalla polizia federale delle Fiandre occidentali. Con loro, ha lasciato gli uffici giudiziari anche Stefano Zegretti, dirigente del Collegio d’Europa, l’istituzione accademica al centro della vicenda.
Secondo quanto comunicato dalla Procura europea, i tre sono stati formalmente informati delle accuse che la magistratura belga ipotizza nell’ambito dell’indagine: frode e corruzione negli appalti, conflitto di interessi e violazione del segreto professionale. Un quadro pesante, che tuttavia non ha portato all’adozione di misure cautelari, poiché Mogherini, Sannino e Zegretti non sono stati considerati a rischio di fuga.
La vicenda ruota attorno all’utilizzo dei fondi comunitari destinati ai programmi di formazione del Collegio d’Europa, un’istituzione simbolo della costruzione europea, dalla quale nel corso dei decenni sono usciti centinaia di funzionari, analisti e diplomatici poi entrati nei ranghi dell’Ue e dei governi nazionali. L’indagine della Procura europea mira a chiarire se vi siano state irregolarità nella gestione degli appalti relativi a tali programmi, un segmento sensibile in cui si intrecciano risorse pubbliche, iniziative formative e rapporti istituzionali di alto livello.
La nota diffusa dagli inquirenti ribadisce un principio essenziale: tutti gli indagati devono essere considerati presunti innocenti fino a prova contraria, che spetta esclusivamente ai tribunali competenti del Belgio. È un passaggio non solo formale, ma politicamente significativo, dato il profilo e il ruolo dei protagonisti coinvolti.
La fase istruttoria prosegue ora sotto il coordinamento della Procura europea, che nelle prossime settimane dovrà stabilire se gli elementi raccolti giustificano un ulteriore approfondimento o l’avvio di un’azione penale vera e propria. Nel frattempo, il rilascio dei tre indagati indica che l’inchiesta non è ritenuta esposta a rischi immediati per il suo corretto svolgimento.
Resta il fatto che l’eco di un’indagine così delicata, a pochi passi dal cuore politico dell’Europa, solleva interrogativi profondi sul sistema di controllo e trasparenza nell’utilizzo dei fondi comunitari. E aggiunge una nuova, inattesa ombra sul mondo della formazione istituzionale europea, tradizionalmente vissuta come terreno di eccellenza e di rigore amministrativo.
