La tragedia che ha investito Wang Fuk Court, il complesso residenziale di Tai Po devastato da un incendio di proporzioni eccezionali, continua a produrre conseguenze sul piano giudiziario. La polizia di Hong Kong ha infatti arrestato tredici persone nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo avviata subito dopo il rogo, che ha causato almeno 146 vittime e coinvolto sette delle otto torri del complesso.
A renderlo noto è stato Chan Tung, capo del dipartimento Criminalità e Sicurezza, che ha sottolineato come gli investigatori abbiano «immediatamente avviato un’approfondita indagine» per individuare eventuali responsabilità nella catena di decisioni e omissioni che hanno preceduto la catastrofe. Finora sono stati fermati dodici uomini e una donna, tutti ritenuti in qualche modo collegati alla gestione dell’area di cantiere e alle attività in corso al momento dell’incendio.
Parallelamente, il governo della città ha fornito le prime conclusioni tecniche: secondo le verifiche condotte, materiali comunemente utilizzati nei lavori di ristrutturazione – in particolare reti di plastica e pannelli di polistirolo applicati sulle impalcature – avrebbero contribuito in modo decisivo alla violenza e alla rapidità con cui le fiamme si sono propagate da una torre all’altra. Elementi che, in uno scenario di forte vento e lavori in corso, si sarebbero trasformati in un pericoloso accelerante.
Le autorità continuano a lavorare su due fronti: da un lato, l’identificazione delle vittime e l’assistenza ai familiari; dall’altro, la ricostruzione millimetrica di quanto avvenuto, per chiarire se siano state ignorate norme di sicurezza o se siano emerse negligenze nella supervisione del cantiere. Un’indagine complessa, che dovrà stabilire non solo la dinamica dell’incendio ma anche il quadro di responsabilità che ha permesso a un cantiere temporaneo di trasformarsi in una trappola mortale per centinaia di residenti.
