La serata in cui la Fiorentina sperava di rialzare la testa si trasforma invece in un nuovo capitolo di una crisi che sembra non trovare soluzione. Al Franchi l’AEK passa 1-0 e si porta a casa tre punti pesanti, lasciando i viola in una situazione europea sempre più complicata. La rete decisiva porta la firma di Mijat Gacinovic, che al trentiquattresimo minuto approfitta della confusione della retroguardia viola per insaccare da distanza ravvicinata. Per Paolo Vanoli, alla prima panchina europea con la Fiorentina, arriva un debutto amaro, in perfetta continuità con quanto vissuto dal suo predecessore.
Il dato più preoccupante resta però un altro: la Fiorentina non vince dal 23 ottobre, una striscia che fotografa meglio di qualsiasi risultato la fragilità attuale di una squadra in cerca di identità, brillantezza e soprattutto punti.
La gara parte con ritmi controllati, quasi timidi, un equilibrio che rispecchia lo stato emotivo della squadra viola. Vanoli sceglie una formazione prudente, affidandosi alla coppia Gudmundsson-Dzeko e rilanciando Fortini sulla fascia destra. È proprio Dzeko a scaldare per primo i guanti di Strakosha, ma l’AEK risponde con una disposizione più ordinata, capace di spegnere sul nascere le iniziative dei toscani e di affacciarsi nell’area viola con discreta continuità.
Il primo vero scossone arriva al diciottesimo minuto, quando Gudmundsson trova la via della rete, salvo poi vedersela cancellare per un fuorigioco di Ranieri a inizio azione. È un lampo che non produce energia: la Fiorentina si spegne e l’AEK ne approfitta. Sul cross teso di Pilios, al trentaquattresimo, la difesa viola si perde completamente le marcature e consente a Gacinovic di ribadire in rete un pallone vagante in area. Il gol stordisce la squadra di Vanoli, mentre i greci prendono fiducia e sfiorano il raddoppio con Jovic, trovando spazi inattesi nelle maglie viola.
La ripresa si apre con una fiammata: Dzeko sfiora il pareggio, ma ancora una volta la Fiorentina viene frenata dal fuorigioco, questa volta a parti invertite. L’iniziativa di Gudmundsson porta Ranieri a depositare il pallone in porta, ma il var annulla tutto. La squadra sembra reagire, Dzeko centra una traversa che fa trattenere il respiro al Franchi, ma è solo un’illusione. Con il passare dei minuti l’AEK torna padrone della partita: Zini colpisce un palo che avrebbe potuto chiudere i conti, Jovic spreca un’altra opportunità, mentre Vanoli prova a cambiare inerzia inserendo Kean.
L’ingresso dell’attaccante non produce però l’effetto sperato, anzi sono ancora i greci a rendersi pericolosi. Pineda costringe de Gea a un intervento energico di pugni che evita un passivo più pesante, mentre i sette minuti di recupero si trasformano in un assalto confuso e infruttuoso. Nessuna scintilla, nessuna giocata in grado di cambiare il destino della serata.
Al triplice fischio la Fiorentina scivola in diciassettesima posizione del girone di Conference League, ferma a sei punti e superata proprio dall’AEK, che sale a quota sette. Il quadro è limpido e impietoso: quattro sconfitte e tre pareggi nelle ultime sette partite testimoniano una crisi che non è più un passaggio a vuoto, ma una condizione stabile.
La Fiorentina esce dal campo tra rimpianti, dubbi e una consapevolezza sempre più chiara: il tempo per ritrovare la rotta si sta riducendo e la corsa europea, mai così in salita negli ultimi anni, ora passa da una reazione immediata. Serve ritrovare gioco, fiducia, gol. E serve farlo in fretta, prima che questa stagione, iniziata con ben altre ambizioni, rischi di scivolare via del tutto.
