29 Giugno 2026, lunedì
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Blitz alla Dogaia, scatta la stretta: perquisizioni a tappeto e sequestri nel carcere di Prato

Un nuovo giro di vite scuote il carcere della Dogaia, a Prato, dove nelle ultime ore le quattro forze di polizia del territorio hanno condotto una maxi operazione coordinata dalla Procura. Un intervento imponente, definito dagli inquirenti come perquisizione e sequestro massivi, concepito per colpire alla radice il flusso illecito di droga e telefoni cellulari che continua a trovare varchi nella struttura penitenziaria.

Il blitz si inserisce in un percorso investigativo avviato ormai da tempo. Le indagini erano partite nel luglio 2024, dopo i primi segnali di un sistema di introduzione indebita di dispositivi e sostanze stupefacenti nelle sezioni di media e alta sicurezza. Da allora, La Dogaia è stata oggetto di controlli ripetuti. Basti ricordare l’imponente operazione del 28 giugno dell’anno successivo, quando 263 agenti passarono al setaccio 127 detenuti, dando la misura della portata del fenomeno e della determinazione con cui le autorità intendevano contrastarlo.

La nuova perquisizione, decisa nelle scorse ore dalla Procura, conferma questa linea di fermezza. Il carcere è stato battuto reparto per reparto, con un dispiegamento di uomini e mezzi che non ha precedenti nella storia recente dell’istituto. L’obiettivo, spiegano gli inquirenti, è duplice: recuperare materiale illecito e allo stesso tempo raccogliere nuovi elementi utili a mappare i canali che consentono l’ingresso dei dispositivi proibiti.

La prima tranche dell’inchiesta si era chiusa nel luglio 2025 con l’iscrizione nel registro degli indagati di trentatré detenuti. In quella fase, gli investigatori avevano già sequestrato quarantuno telefoni cellulari trovati nei reparti di alta e media sicurezza, prova concreta di un sistema parallelo che, nonostante i controlli, continuava a prosperare. Il nuovo intervento nasce proprio dall’esigenza di approfondire quelle acquisizioni investigative e di verificare se le condotte illecite si fossero ulteriormente strutturate.

Il quadro che emerge è quello di un carcere al centro di un braccio di ferro costante tra chi tenta di eludere i controlli per mantenere canali di comunicazione e traffici clandestini e chi, dall’altra parte, lavora per ristabilire condizioni di legalità all’interno dell’istituto. La Procura, in questa fase, mantiene il massimo riserbo sulle risultanze del nuovo blitz, ma sottolinea come gli elementi raccolti nei mesi scorsi abbiano già consentito di individuare responsabilità specifiche e di ricostruire almeno in parte le dinamiche del traffico illecito.

L’operazione delle ultime ore rappresenta così un nuovo capitolo di un’indagine complessa, destinata con ogni probabilità a proseguire ancora. Il carcere della Dogaia resta un osservatorio sensibile, un luogo dove le sfide della sicurezza penitenziaria si intrecciano con quelle della criminalità organizzata, delle fragilità sociali e della gestione quotidiana di una popolazione detenuta eterogenea e spesso difficile. Le prossime mosse degli inquirenti diranno quanto in profondità le forze di polizia riusciranno a incidere su un fenomeno che, finora, ha dimostrato una sorprendente capacità di resistenza.

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