29 Aprile 2026, mercoledì
HomeMondoCronaca nel MondoCittà del Messico, la protesta della Generazione Z degenera in scontri

Città del Messico, la protesta della Generazione Z degenera in scontri

Decine di feriti e arresti durante la marcia che chiedeva più sicurezza e meno corruzione. Lo Zocalo trasformato in campo di battaglia, mentre la presidente Sheinbaum invita alla calma

La marcia della Generazione Z, nata per denunciare la violenza diffusa e la corruzione che continuano a segnare la vita pubblica del Messico, si è trasformata sabato pomeriggio in una lunga sequenza di scontri, tensioni e fughe precipitose. Un corteo inizialmente pacifico, che aveva raccolto circa diciassettemila persone partite dall’Angel de la Independencia per raggiungere lo Zocalo, il cuore politico del Paese, si è improvvisamente incrinato all’ingresso della vasta piazza davanti al Palazzo nazionale, dove le forze di sicurezza avevano installato robuste barriere metalliche nei giorni precedenti.

Secondo le prime ricostruzioni delle autorità locali, a far precipitare la situazione sarebbe stato l’intervento di un gruppo compatto, stimato in un migliaio di persone con il volto coperto, che ha tentato di abbattere le protezioni poste a tutela del Palazzo nazionale. La manovra ha innescato una reazione immediata del dispositivo di sicurezza, trasformando la grande piazza in un fronte di collisione tra manifestanti e agenti. I video circolati sui social mostrano il fitto cordone di polizia avanzare a passo compatto, mentre parte del corteo si disperde disordinatamente tra urla, fumogeni e scudi di plexiglass che risuonano sotto i colpi.

Il bilancio provvisorio parla di venti arresti, circa venti civili feriti e un centinaio di agenti coinvolti nei tafferugli, quaranta dei quali trasportati in ospedale in condizioni non considerate gravi. Le autorità sottolineano che il piano di sicurezza predisposto per la marcia mirava a garantire il pacifico svolgimento dell’iniziativa e che le violenze sono esplose solo dopo il tentativo di sfondare le barriere poste davanti al Palazzo nazionale. Una dinamica che, nelle ore successive, è diventata terreno di confronto politico e interpretazioni contrapposte.

Da Tabasco, dove era impegnata in un evento pubblico, la presidente Claudia Sheinbaum ha condannato con fermezza quanto accaduto. Rivolgendosi ai cittadini, ha ribadito che il dissenso non può tradursi in atti di forza. Ha affermato che se non si è d’accordo bisogna manifestare pacificamente e che la violenza non può essere considerata uno strumento di cambiamento. Parole pronunciate mentre la capitale ancora contava i feriti e ripuliva la piazza dalle tracce di un pomeriggio teso.

La marcia della Generazione Z nasceva dal dolore e dalla rabbia per un elenco di vittime che continua ad allungarsi, nonostante l’arrivo al potere nel 2018 del Movimento di rigenerazione nazionale, che aveva fatto della sicurezza uno dei propri cavalli di battaglia. Una ferita aperta che nelle ultime settimane è tornata al centro del dibattito pubblico dopo l’uccisione di Carlos Manzo, sindaco di Uruapan, figura nota per il confronto diretto con la criminalità organizzata e per le pressioni esercitate sulle istituzioni accusate di intervenire con scarsa determinazione. Il suo sombrero, divenuto simbolo di protesta, è stato innalzato come bandiera sia nel Michoacán, lo stato di origine, sia nella capitale.

A questa richiesta di maggiore sicurezza si è aggiunta la voce dei più giovani, che hanno portato in piazza la domanda di un futuro meno incerto, di maggiori opportunità e di un Paese più equo. Una generazione cresciuta in un Messico segnato da disuguaglianze profonde, che ora chiede di essere ascoltata.

Già nei giorni precedenti alla manifestazione la presidente Sheinbaum aveva espresso timori riguardo possibili interferenze esterne. Aveva parlato pubblicamente della presenza di iniziative che, a suo dire, potrebbero essere state promosse dall’estero e del ruolo di falsi profili sui social network nel tentativo di amplificare il malcontento. Aveva inoltre evocato la possibilità che alcuni partiti di opposizione, tradizionalmente influenti nella politica messicana, potessero tentare di orientare o strumentalizzare la mobilitazione.

Gli scontri del fine settimana sembrano dare ulteriore impulso a un dibattito già complesso, che intreccia la frustrazione di una generazione con le dinamiche politiche di un Paese attraversato da fragilità strutturali. Resta il dato di fondo: una marcia convocata per chiedere più sicurezza e trasparenza si è trasformata in un nuovo capitolo di violenza, lasciando aperti interrogativi su come il Messico saprà rispondere alle richieste della sua parte più giovane e vulnerabile.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti