Cade il divieto di introdurre l’educazione sessuale nelle scuole medie. Dopo settimane di tensioni e polemiche politiche, la Lega cambia parzialmente posizione e apre alla possibilità di affrontare il tema anche nelle classi della secondaria di primo grado, a condizione che vi sia il consenso esplicito dei genitori. È quanto prevede un emendamento presentato dal Carroccio alla Camera, che modifica il testo originariamente approvato in commissione e inserito nel disegno di legge sul consenso informato in ambito scolastico.
La novità più significativa è l’equiparazione tra medie e superiori: in entrambi i casi, le attività di educazione sessuale o affettiva potranno essere avviate solo previo assenso delle famiglie, che dovranno essere informate in modo dettagliato sui contenuti, sui materiali didattici e sugli eventuali esperti esterni coinvolti. Restano invece escluse dal provvedimento la scuola dell’infanzia e la primaria, dove continuerà a valere il divieto di introdurre percorsi di questo tipo.
Il contesto del disegno di legge
La modifica rientra nel disegno di legge intitolato “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, la cui discussione è cominciata oggi nell’Aula di Montecitorio. Il provvedimento nasce con l’intento dichiarato di “tutelare il ruolo delle famiglie nelle scelte educative” e di garantire la coerenza con le Indicazioni nazionali per il curricolo. In concreto, la legge punta a rendere obbligatorio il consenso preventivo dei genitori o dei tutori per qualsiasi progetto o attività extracurricolare che tocchi temi sensibili, come salute, affettività, educazione sessuale o cittadinanza digitale.
Ogni istituto sarà tenuto a comunicare in anticipo alle famiglie gli obiettivi didattici, il materiale impiegato e le modalità di svolgimento dei percorsi. In mancanza di autorizzazione, gli studenti non potranno partecipare. La norma, nelle intenzioni della maggioranza, mira a uniformare le procedure e a evitare che nelle scuole si introducano iniziative ritenute “non coerenti” con il piano formativo d’istituto.
Sasso (Lega): “Nessun veto, ma chiarezza”
A illustrare la ratio dell’intervento è stato Rossano Sasso, deputato della Lega e relatore del provvedimento. “Non siamo quelli che vogliono vietare che in classe si parli di affetto e rispetto”, ha spiegato in Aula, sottolineando che il nuovo emendamento — a prima firma di Giorgia Latini — è stato presentato per “fare chiarezza” dopo settimane di polemiche e fraintendimenti. “Si è scelto di procedere con una modifica normativa alla luce della strumentalizzazione in atto”, ha aggiunto Sasso, precisando che l’obiettivo non è porre un divieto, ma garantire trasparenza e informazione alle famiglie.
La Lega, insomma, cerca di smarcarsi dall’immagine di partito ostile all’educazione sessuale, dopo le accuse di voler censurare argomenti fondamentali per la crescita dei ragazzi. La nuova formulazione sembra voler trovare un equilibrio tra libertà educativa e diritto dei genitori a essere coinvolti nelle scelte che riguardano i propri figli.
Le critiche delle opposizioni
Toni molto diversi dai banchi dell’opposizione. Partiti di minoranza e diversi esponenti del centrosinistra hanno accusato la maggioranza di voler imbrigliare l’autonomia scolastica e la libertà di insegnamento, rendendo più complesso l’avvio di progetti di educazione affettiva, alla parità di genere o contro la violenza di genere.
Per molti deputati, il rischio è quello di introdurre un meccanismo burocratico che scoraggi le scuole dall’affrontare temi cruciali per la formazione degli studenti. “Il consenso informato può trasformarsi in un pretesto per evitare di parlare di sessualità, rispetto, identità e relazioni — ha osservato un parlamentare dell’opposizione durante il dibattito —. Ma sono proprio questi i terreni su cui si misura la maturità civile di un Paese”.
Un confronto destinato a proseguire
Il dibattito è tutt’altro che chiuso. L’esame degli emendamenti e il voto finale sul disegno di legge sono previsti nei prossimi giorni, ma il confronto politico e culturale che ruota attorno all’educazione sessuale nelle scuole è destinato a proseguire.
Da decenni il tema divide Parlamento e opinione pubblica: da un lato chi invoca maggiore libertà educativa e percorsi strutturati per affrontare l’affettività in modo scientifico e consapevole; dall’altro chi rivendica il primato educativo delle famiglie e teme derive ideologiche o invasioni di campo da parte delle istituzioni scolastiche.
L’emendamento della Lega, nel suo parziale dietrofront, segna un nuovo capitolo di questa lunga contesa. La parola passa ora all’Aula, chiamata a decidere se la mediazione tra libertà d’insegnamento e tutela dei genitori possa davvero diventare una formula di equilibrio o restare, ancora una volta, terreno di scontro politico e culturale.
