Donald Trump, torna all’attacco dei media e lo fa con una minaccia pesante: una causa da un miliardo di dollari contro la BBC. Dopo la bufera esplosa sul documentario dell’emittente britannica, accusata di aver alterato il montaggio di un suo discorso del 2021, la Casa Bianca ha confermato che i legali del presidente hanno inviato una lettera formale a Londra per chiedere una rettifica immediata.
Al centro della controversia, un passaggio del filmato in cui – secondo la difesa di Trump – due estratti distinti di un suo intervento pubblico sarebbero stati uniti artificiosamente, creando l’impressione che il presidente avesse incitato i propri sostenitori ad assaltare il Congresso il 6 gennaio 2021. Un’accusa gravissima, destinata a riaccendere il conflitto tra la stampa internazionale e il leader repubblicano.
Come rivelato da Sky News, la lettera degli avvocati di Trump stabilisce una scadenza precisa: entro le 22 del 14 novembre, ora britannica, la BBC dovrà riconoscere l’errore e procedere alla rettifica. In caso contrario, scatterebbe l’azione legale, con una richiesta di risarcimento danni che potrebbe raggiungere il miliardo di dollari.
“Il montaggio ha alterato il senso e il contesto originale del discorso – si legge nel documento – inducendo lo spettatore a credere che il presidente avesse promosso la violenza”. L’emittente britannica, per il momento, non ha commentato ufficialmente, ma la vicenda ha già scatenato un acceso dibattito nel mondo politico e mediatico.
Trump, che ha fatto della battaglia contro quella che definisce la “disinformazione dei media mainstream” una parte essenziale della sua strategia comunicativa, vede nella BBC un nuovo fronte della guerra contro la stampa. La sua amministrazione, secondo fonti vicine alla Casa Bianca, intende “difendere l’integrità del presidente e la verità dei fatti davanti all’opinione pubblica internazionale”.
Mentre la tempesta mediatica infuria, a Washington si registrano due sviluppi significativi. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto un ricorso volto a ribaltare la storica sentenza Obergefell v. Hodges del 2015, che ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso in tutto il Paese. Con questa decisione, la Corte conferma un principio cardine dei diritti civili americani, preservando una delle riforme più simboliche dell’ultimo decennio.
Sul piano politico, il Senato ha raggiunto un accordo bipartisan per porre fine, almeno temporaneamente, allo shutdown federale. L’intesa garantirà il finanziamento dello Stato fino al 30 gennaio, consentendo la riassunzione dei dipendenti pubblici sospesi e il ritorno alla normalità per i servizi essenziali, incluso il traffico aereo, che rischiava una paralisi totale.
Tre vicende che si intrecciano e restituiscono il ritratto di un’America in bilico tra conflitti istituzionali, tensioni culturali e sfide mediatiche. In mezzo a tutto, ancora una volta, Donald Trump: presidente, accusatore e protagonista di una battaglia che va ben oltre i tribunali, toccando il cuore stesso del rapporto tra potere, verità e comunicazione.
