Al pronto soccorso dell’ospedale di Asti la tensione è ormai diventata quotidiana. In poche settimane si sono registrate quattro aggressioni, con un bilancio di otto feriti tra medici, infermieri e personale della vigilanza. Una sequenza di episodi che riaccende con forza il tema, mai davvero risolto, della sicurezza nei reparti di emergenza.
“La situazione è inaccettabile”, afferma la deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino, che insieme ai colleghi Antonino Iaria alla Camera ed Elisa Pirro al Senato ha presentato un’interrogazione parlamentare indirizzata ai ministri della Salute e dell’Interno. L’obiettivo è chiedere al governo “quali misure concrete intendano adottare per garantire maggiore sicurezza nei pronto soccorso, a partire dal potenziamento del presidio delle forze dell’ordine”.
Appendino richiama le promesse fatte dall’esecutivo un anno fa, quando venne varata la legge contro le violenze sul personale sanitario. “Ci era stato assicurato che quella norma avrebbe posto fine alle aggressioni contro medici e infermieri – spiega la deputata – ma i numeri raccontano un’altra realtà: le violenze non solo non sono diminuite, sono cresciute del 37%.”
Una percentuale che restituisce la misura di un fenomeno sempre più diffuso, con episodi che si moltiplicano in tutto il Paese. Spinte, insulti, minacce, veri e propri pestaggi: i reparti di emergenza sono diventati, troppo spesso, terreno di sfogo di frustrazione e rabbia. E a farne le spese sono gli operatori che ogni giorno si trovano in prima linea per garantire cure e assistenza.
Per il Movimento 5 Stelle non bastano più dichiarazioni e annunci. “Servono risorse, personale e deterrenza vera, non propaganda”, incalza Appendino. Il riferimento è alla carenza cronica di organici, ai turni massacranti e alla pressione costante che grava sul sistema sanitario, specie nei pronto soccorso dove il sovraffollamento è ormai strutturale.
L’interrogazione chiede al governo non solo di rafforzare la presenza delle forze dell’ordine, ma anche di avviare un piano di prevenzione e tutela che metta in sicurezza chi lavora negli ospedali. “Ogni aggressione – conclude Appendino – è una ferita al diritto alla salute e al rispetto di chi la garantisce ogni giorno. Non possiamo più permetterci di restare a guardare.”
Da Asti, intanto, arriva l’ennesimo segnale d’allarme. Quattro aggressioni in poche settimane non sono un episodio isolato, ma la fotografia di un sistema che rischia di crollare sotto il peso della violenza e dell’indifferenza. Un problema che chiama in causa la politica, le istituzioni e l’intera collettività. Perché difendere i medici e gli infermieri significa, prima di tutto, difendere la sanità pubblica.
