1 Aprile 2026, mercoledì
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Appendino rilancia la “tassa di solidarietà”: “Giustizia sociale, non ideologia”

La deputata M5S propone un prelievo sui patrimoni oltre i 10 milioni per combattere le disuguaglianze. Schlein invoca una nuova stagione di redistribuzione. Giorgetti difende la Manovra: “Aiutiamo il ceto medio, non i ricchi”.

Una “tassa di solidarietà” sui grandi patrimoni, sopra i 10 milioni di euro, come strumento di giustizia sociale e non di punizione. È la proposta rilanciata da Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle, che attraverso i suoi canali social ha riportato al centro del dibattito un tema che attraversa da anni la politica italiana: la redistribuzione della ricchezza.

“Lo sapete che in Italia il 5% più ricco delle famiglie detiene quasi la metà della ricchezza nazionale? È una follia: un Paese non può crescere così”, ha scritto Appendino, con toni accesi ma misurati. Il suo post si apre come un affresco sociale di un’Italia divisa: da un lato, milioni di persone che faticano a far quadrare i conti, tra stipendi bassi, bollette che aumentano, e pensioni insufficienti; dall’altro, una piccola élite economica che continua ad accumulare patrimoni sempre più consistenti.

“Non si tratta di punire chi ha successo – prosegue la deputata – ma di garantire che ognuno abbia la possibilità di vivere dignitosamente, crescere, studiare e sognare. Una tassa sui super-ricchi è giustizia sociale, non ideologia”. A sostegno della sua posizione, Appendino cita anche un sondaggio secondo cui l’85% degli italiani sarebbe favorevole a una misura di questo tipo.

L’ex sindaca di Torino richiama inoltre la proposta elaborata a livello europeo da Pasquale Tridico, economista ed ex presidente dell’INPS, oggi europarlamentare M5S, che ha stimato un possibile gettito di 121 miliardi di euro da destinare a scuola, sanità e servizi pubblici. “Non parliamo di teorie astratte – sottolinea Appendino – ma di un Paese che vuole prendersi cura di se stesso”.

Nel suo messaggio compaiono anche riferimenti al pensiero di Papa Francesco e di diversi premi Nobel per l’Economia, che da tempo indicano la riduzione delle disuguaglianze come una necessità morale oltre che economica. “Chiamiamola come vogliamo – conclude Appendino – ma con un po’ di coraggio possiamo riequilibrare un sistema ingiusto. Il M5S non può sottrarsi a questa battaglia di equità sociale”.

Schlein: “Redistribuire ricchezza, potere e tempo”

Parole che trovano eco, almeno in parte, nella linea tracciata dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che durante il Congresso nazionale dei Giovani Democratici ha ribadito la centralità del tema redistributivo nella visione della sinistra: “Saremo quelli che vogliono portare una parola fondamentale per la sinistra al centro del dibattito: la redistribuzione delle ricchezze, del potere, ma anche del tempo, che è diventato una risorsa fondamentale”.

Un richiamo a un’agenda progressista più ambiziosa, in cui la giustizia economica si intreccia con quella sociale e ambientale, e in cui il lavoro, la cura e il tempo libero tornano ad essere considerati beni comuni.

Giorgetti replica: “Aiutiamo il ceto medio, non i ricchi”

Sul fronte opposto, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha difeso con fermezza la Legge di Bilancio del governo Meloni, respingendo le accuse di aver favorito i redditi più alti. “Una volta che abbiamo cercato di ovviare non per i ricchi ma per quelli che guadagnano cifre ragionevoli, siamo stati massacrati da chi ha la possibilità di farlo. Ma non è un problema, perché riteniamo di essere nel giusto”, ha dichiarato il titolare di Via XX Settembre.

Giorgetti ha rivendicato una manovra pensata per sostenere il ceto medio, già messo alla prova dall’inflazione e dalla stagnazione economica. “Bisogna capire cosa si intende per ricco – ha osservato – Se è ricco chi guadagna 45 mila euro lordi all’anno, cioè poco più di 2 mila euro netti al mese, forse Istat, Banca d’Italia e Upb hanno una concezione della vita un po’ particolare”.

Il ministro ha ricordato che “negli anni scorsi l’attenzione si è concentrata sulle fasce più svantaggiate”, mentre oggi l’obiettivo è sostenere chi si colloca nella fascia di reddito medio: “Abbiamo messo circa 18 miliardi per i redditi fino a 35 mila euro e quest’anno abbiamo esteso la misura fino a 50 mila. Mi sembra una logica assolutamente sensata, considerando l’orizzonte pluriennale”.

Nella sua replica, Giorgetti ha invitato a una “analisi serena e oggettiva” della legge di bilancio, contestualizzando le scelte economiche in un quadro globale segnato da “guerre armate, guerre commerciali e instabilità di ogni tipo”.

Un dibattito che torna centrale

Le parole di Appendino, Schlein e Giorgetti mostrano tre visioni del Paese che, pur divergendo, ruotano attorno alla stessa questione: come affrontare la crescente disuguaglianza economica e sociale in Italia. Da una parte chi invoca un prelievo straordinario sui grandi patrimoni, dall’altra chi rivendica il sostegno al ceto medio come perno della stabilità nazionale.

La discussione, riaccesa dal Movimento 5 Stelle, sembra destinata a entrare nel cuore del confronto politico dei prossimi mesi, toccando uno dei temi più sensibili per gli italiani: la distanza, ormai abissale, tra chi ha troppo e chi non ha abbastanza.

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