Lo scontro politico si infiamma attorno all’inchiesta che coinvolge la società “Le 5 Forchette srl”, e investe direttamente i vertici della Regione Piemonte. A rilanciare l’offensiva è il Movimento 5 Stelle, che con la deputata Chiara Appendino chiede senza mezzi termini un passo indietro immediato dell’assessora e vicepresidente regionale Elena Chiorino.
Secondo Appendino, il quadro che emerge dalle indagini si fa “ogni ora più grave e sempre meno difendibile”, al punto da rendere inevitabile una presa di posizione netta da parte del governo. Nel mirino finisce direttamente la presidente del Consiglio, chiamata a intervenire: “Cosa aspetta Meloni a esigere le dimissioni di Chiorino?”, incalza l’ex sindaca di Torino.
La critica non si limita al piano amministrativo, ma assume contorni politici e istituzionali più ampi. Le dimissioni rassegnate nei giorni scorsi – giudicate “un’offesa all’intelligenza dei piemontesi e degli italiani” – vengono considerate insufficienti e tardive. Per il M5S, la permanenza in carica della vicepresidente rappresenterebbe un elemento di forte criticità, destinato a esplodere anche nelle sedi istituzionali: il caso approderà infatti in Consiglio regionale, dove i pentastellati promettono battaglia.
Il passaggio più duro dell’intervento riguarda però il ruolo di Fratelli d’Italia, accusato di aver affidato incarichi chiave a figure che, secondo gli sviluppi investigativi, avrebbero favorito l’ingresso della criminalità organizzata nelle istituzioni. Un’accusa pesante, che chiama in causa non solo le responsabilità individuali, ma anche le scelte politiche alla base delle nomine.
Appendino evoca uno scenario in cui, mentre si indebolivano i presìdi di legalità e i controlli amministrativi, si sarebbero create le condizioni per infiltrazioni mafiose nei gangli decisionali. Un quadro che, se confermato, avrebbe implicazioni profonde sul piano istituzionale e simbolico.
Da qui il richiamo alla memoria delle vittime della lotta alla criminalità organizzata, utilizzato come chiave morale dell’attacco: mantenere figure sotto indagine in ruoli di vertice, sostiene la deputata, rappresenterebbe “un insulto” a chi ha sacrificato la propria vita per difendere lo Stato.
La vicenda si inserisce in un clima già teso, in cui il tema della legalità torna al centro del dibattito politico nazionale. Le prossime ore saranno decisive per capire se dalle istituzioni arriverà una risposta o se lo scontro è destinato ad alzare ulteriormente i toni, trasformandosi in un caso politico di portata più ampia.
