8 Marzo 2026, domenica
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Taglio IRPEF, l’85% dei benefici ai più ricchi: il ceto medio resta al palo

Secondo i dati ISTAT, la misura più sbandierata della legge di bilancio finisce per favorire soprattutto le famiglie benestanti. Il responsabile economico del PD, Antonio Misiani, accusa: “Un intervento modesto e mal congegnato. Così si disperdono risorse preziose.”

Altro che sostegno al ceto medio. I numeri diffusi dall’ISTAT parlano chiaro: l’85 per cento delle risorse generate dal taglio dell’IRPEF finisce nelle mani dei quinti più ricchi della popolazione. Una distribuzione squilibrata che smentisce la narrativa governativa secondo cui la misura avrebbe dovuto alleggerire il carico fiscale sulle famiglie a reddito medio.

L’analisi dell’Istituto di statistica mette in evidenza che oltre il 90 per cento delle famiglie appartenenti al quinto più ricco beneficerà concretamente del provvedimento, mentre solo il 39 per cento di quelle collocate nel quinto intermedio – il vero cuore del ceto medio italiano – potrà contare su un vantaggio reale.

Una fotografia che conferma, secondo il Partito Democratico, la debolezza strutturale di un intervento già di per sé limitato: meno di tre miliardi di euro, una cifra che appare insufficiente a incidere in modo significativo sulle condizioni di milioni di contribuenti.

Antonio Misiani, responsabile economia, finanze, imprese e infrastrutture nella Segreteria nazionale del PD, non usa mezzi termini: “L’intervento previsto dalla legge di bilancio non è solo modesto nei numeri, ma anche mal congegnato nella sostanza. Estendere lo sgravio ai redditi fino a 200 mila euro significa disperdere a pioggia le poche risorse disponibili, rendendo la misura sostanzialmente ininfluente per chi dovrebbe essere il vero destinatario: le famiglie del ceto medio.”

Il dirigente dem sottolinea come questa fascia sociale, negli ultimi anni, sia stata colpita duramente da un duplice processo: la stagnazione dei salari, che non hanno recuperato il potere d’acquisto eroso dall’inflazione, e il cosiddetto “drenaggio fiscale”, ossia l’aumento silenzioso della pressione tributaria dovuto alla mancata indicizzazione delle aliquote.

“Chiederemo al governo – annuncia Misiani – di cambiare impostazione, concentrando davvero il taglio IRPEF su chi ne ha bisogno. Il ceto medio è stato drammaticamente impoverito e merita un intervento mirato, non un’operazione cosmetica che finisce per rafforzare le disuguaglianze.”

Dietro la freddezza dei numeri si intravede così una questione politica di fondo: a chi parla, davvero, la legge di bilancio? Il dibattito sul taglio dell’IRPEF rischia di trasformarsi nell’ennesimo banco di prova della distanza tra gli annunci e la realtà, tra la promessa di un sollievo fiscale diffuso e l’effettiva redistribuzione delle risorse.

Per ora, i conti dell’ISTAT sembrano dare ragione a chi denuncia che, ancora una volta, a guadagnarci sono soprattutto i redditi alti. E che il ceto medio, quello che dovrebbe essere la spina dorsale del Paese, resta il grande escluso delle politiche fiscali di questa manovra.

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