Elly Schlein alza il tono e sposta l’orizzonte del dibattito economico oltre i confini nazionali. “Una volta tanto possiamo dire che ha ragione Giorgetti – afferma la segretaria del Partito Democratico – quando avverte che, di questo passo, tra cinque anni l’industria europea rischia di scomparire”. Il pericolo, secondo Schlein, è concreto: la manifattura del Vecchio Continente rischia di essere travolta dall’aggressività commerciale americana e cinese, schiacciata tra due potenze che hanno già messo in campo piani industriali colossali e una politica di sussidi senza precedenti.
Da qui la proposta: un grande piano industriale europeo, finanziato con investimenti pubblici e privati per circa 800 miliardi di euro l’anno. “Come accadde di fronte alla pandemia – spiega la leader dem – serve superare i veti e mettere in campo risorse comuni. È il momento di una svolta: un piano che, con visione strategica, rilanci la manifattura europea e rafforzi anche quella italiana, puntando sull’autonomia strategica dell’Unione”.
Il progetto, secondo Schlein, non può limitarsi a un mero intervento economico. Deve essere una leva politica e culturale per accompagnare le imprese nella doppia transizione – digitale ed ecologica – e per creare “lavoro di qualità, crescita sostenibile e maggiore competitività”. In un contesto di incertezza globale e di competizione feroce, aggiunge, “un titolo europeo per gli investimenti comuni sarebbe oggi estremamente attrattivo e darebbe fiducia ai mercati e ai cittadini”.
Schlein richiama così l’esempio del Next Generation EU, il fondo che durante la pandemia segnò una svolta storica nell’integrazione economica europea, dimostrando che la solidarietà tra Stati membri può essere una risorsa strategica e non un ostacolo. “Oggi serve la stessa determinazione – sottolinea – perché la sfida industriale è la nuova frontiera della sovranità europea”.
Non è un caso che la segretaria dem abbia scelto di rilanciare la sua proposta dopo un confronto con il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini. Un incontro definito “costruttivo”, durante il quale si è discusso della necessità di una strategia comune per rafforzare il tessuto produttivo italiano all’interno di una cornice europea condivisa.
Schlein invita infine il governo a smettere di guardare a Bruxelles come a un campo di battaglia e a considerare invece l’Unione come un terreno di collaborazione e di crescita. “Il governo – conclude – dovrebbe combattere questa battaglia insieme a noi in Europa, per il futuro dell’industria italiana ed europea. Non possiamo permetterci di restare spettatori mentre altri decidono le regole del gioco”.
Un messaggio politico chiaro, che intreccia visione economica e ambizione europea: l’idea che solo un’Europa più unita, capace di investire in se stessa, potrà resistere alla pressione delle grandi potenze e costruire un futuro industriale all’altezza della sua storia.
