Roma – Il progetto simbolo della grande infrastruttura italiana torna al centro della scena politica con un vertice convocato d’urgenza a Palazzo Chigi. Nella serata di mercoledì, all’indomani della decisione della sezione centrale di controllo della Corte dei Conti di negare il visto di legittimità alla delibera del Cipess sul Ponte sullo Stretto di Messina, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riunito i ministri competenti per valutare le conseguenze del provvedimento e definire la strategia del governo.
Un incontro straordinario, convocato in tempi strettissimi, che testimonia l’attenzione dell’esecutivo su un dossier divenuto terreno di confronto politico e simbolo della visione infrastrutturale dell’attuale maggioranza. A confermare la convocazione è stato il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che in un’intervista al Corriere della Sera ha spiegato che la premier ha voluto affrontare “immediatamente la questione” per “garantire chiarezza e continuità” al progetto.
Il nodo del visto di legittimità
La decisione della Corte dei Conti è arrivata come un colpo d’arresto in un momento cruciale per l’opera. La sezione centrale di controllo ha infatti negato il visto di legittimità alla delibera del Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, che approvava il piano di finanziamento e le modalità di attuazione del ponte.
Il diniego non blocca formalmente il progetto, ma ne rallenta l’iter e obbliga il governo a una revisione delle procedure, in particolare sulla documentazione economica e giuridica presentata. Secondo la Corte, sarebbero necessari ulteriori chiarimenti in merito ai profili di sostenibilità finanziaria e alle garanzie richieste per i soggetti coinvolti nella realizzazione dell’opera.
La risposta del governo
A Palazzo Chigi si è discusso della strategia da adottare per superare l’impasse e assicurare che il progetto possa proseguire senza ulteriori ostacoli. L’esecutivo intende riaffermare la piena legittimità delle procedure adottate e ribadire la volontà politica di portare avanti il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria, considerato una priorità infrastrutturale nazionale.
Salvini, che ha fatto del Ponte sullo Stretto una delle bandiere della sua azione di governo, ha definito la decisione della Corte “una tappa tecnica che non mette in discussione la validità del progetto”, aggiungendo che “l’opera andrà avanti nel rispetto di tutte le regole e con la massima trasparenza”.
Un progetto tra simbolo e sfida
Il Ponte sullo Stretto, da decenni al centro di promesse politiche, studi e polemiche, rappresenta oggi una delle più ambiziose sfide infrastrutturali italiane. Il progetto, rilanciato dal governo Meloni, prevede la costruzione di un ponte sospeso a campata unica, il più lungo del mondo nel suo genere, capace di unire stabilmente la Sicilia al continente.
Le difficoltà non mancano, tra rilievi tecnici, complessità burocratiche e un confronto serrato sui costi e sull’impatto ambientale. Tuttavia, la linea dell’esecutivo resta quella di procedere con determinazione, nella convinzione che l’opera possa avere un valore strategico non solo per il Sud, ma per l’intero sistema logistico del Paese e per i corridoi di trasporto europei.
Le prossime mosse
Il governo, secondo quanto trapela, sarebbe pronto a fornire alla Corte dei Conti la documentazione integrativa richiesta e a riformulare, se necessario, la delibera del Cipess per consentirne un nuovo esame. Non si esclude inoltre un passaggio parlamentare per rafforzare la base normativa del progetto.
L’obiettivo dichiarato è evitare che il contenzioso tecnico possa trasformarsi in un ostacolo politico. “Il Ponte si farà – ha ribadito Salvini – perché serve all’Italia e agli italiani. Stiamo lavorando per un Paese unito, moderno e con infrastrutture all’altezza del suo futuro”.
In attesa di capire quali saranno i prossimi passi formali, il vertice di Palazzo Chigi segna un momento di chiarimento interno all’esecutivo, deciso a difendere uno dei suoi progetti più identitari. Sullo sfondo, resta la complessità di un’opera che, ancora una volta, si trova sospesa tra la visione e la realtà, tra la politica e la tecnica, tra la promessa e la prova dei fatti.
