29 Giugno 2026, lunedì
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Berlusconi, l’ammissione dell’Anm: “Trent’anni di processi non sono da Paese civile”

Le parole del presidente dei magistrati Cesare Parodi riaprono il dibattito sui tempi della giustizia. Forza Italia parla di “passo avanti”, Crosetto accusa le toghe di “difendere privilegi”. Sullo sfondo, la riforma sulla separazione delle carriere attesa in Senato.

Trent’anni di processi, sentenze, assoluzioni e condanne cancellate. Trent’anni di accuse e di difese, fino all’assoluzione definitiva. La parabola giudiziaria di Silvio Berlusconi torna al centro del dibattito politico e istituzionale dopo le parole del presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Cesare Parodi, che ha riconosciuto come la durata della vicenda non sia compatibile con un sistema giudiziario degno di un Paese civile.

“Non ha funzionato la tempistica”, ha ammesso Parodi, aggiungendo che “qualunque vicenda che dura trent’anni è qualcosa che un Paese civile non dovrebbe conoscere”. Un giudizio netto, pronunciato a distanza di un giorno dalla lettera di Marina Berlusconi, che aveva parlato di “calunnie e false accuse” che per tre decenni avrebbero “avvelenato” la vita del padre, fondatore di Forza Italia.

Parodi, pur riconoscendo la gravità dei tempi della giustizia, ha evitato di avallare l’idea di una “persecuzione giudiziaria” ai danni dell’ex premier: “Se ciò fosse avvenuto, andrebbe condannato, ma non so se sia accaduto. Certamente la giustizia non può essere strumentalizzata a fini politici”.

Le sue dichiarazioni, tuttavia, hanno innescato immediate reazioni sul fronte politico.

### La reazione di Forza Italia: “Un progresso importante”

La prima a commentare è stata la senatrice Licia Ronzulli: “È un bel progresso – ha dichiarato – passare dal definire ‘fisiologica’ l’inaccettabile lunghezza del processo al presidente Berlusconi a considerarla qualcosa che un Paese civile non dovrebbe tollerare”. 

In una nota, Forza Italia ha espresso apprezzamento per l’apertura di Parodi contro la strumentalizzazione della giustizia, pur sottolineando una contraddizione di fondo: “È positivo che il presidente dell’Anm si schieri finalmente in modo aperto contro la politicizzazione delle toghe. Peccato, però, che si opponga agli interventi normativi che eviterebbero storture e abusi, come la separazione delle carriere e la responsabilità civile dei magistrati”.

Crosetto: “L’Anm difende i propri privilegi”

Decisamente più dura la posizione del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha accusato l’Anm di chiudersi “a riccio nella difesa del privilegio di poter fare qualunque cosa senza mai dover rendere conto a nessuno”. “Non è così – ha aggiunto – che crescono e si rafforzano le democrazie. L’idea che qualcuno sia ‘più uguale degli altri’ mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.

Il contesto politico: la riforma della giustizia e il referendum

Le polemiche arrivano alla vigilia di una settimana cruciale per la giustizia. In Senato è infatti atteso il via libera definitivo alla riforma sulla separazione delle carriere dei magistrati, una delle bandiere del ministro della Giustizia Carlo Nordio e del governo Meloni. Dopo l’approvazione, si aprirà la fase della campagna referendaria che porterà il tema davanti agli elettori.

Parodi, che guida il sindacato delle toghe, ha mantenuto un tono prudente: “È una partita ancora aperta. Il ministro Nordio ha fatto le sue scelte e non c’è tempo per dialogare, ne prendiamo atto”. Tuttavia, ha ribadito l’importanza di non interrompere il confronto con la politica: “Qualunque sia l’esito del referendum, sarà fondamentale mantenere un canale di dialogo aperto”.

Casellati: “Una giustizia chiara e trasparente”

Sul fronte del governo, la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati ha ricordato l’obiettivo dell’esecutivo: “Occorre garantire a tutti i cittadini una giustizia chiara, efficace e trasparente, indipendente dalle pressioni mediatiche e dall’opinione pubblica. È questo l’impegno preso con gli italiani e che intendiamo onorare fino in fondo”.

La lunga vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi, che ha attraversato tre decenni di storia politica italiana, torna così a essere terreno di scontro e riflessione. Le parole di Parodi segnano un cambio di tono nel mondo delle toghe, ma riaccendono allo stesso tempo le antiche fratture tra magistratura e politica. Mentre la riforma della giustizia si avvicina al traguardo parlamentare, resta aperta la domanda di fondo: il sistema sarà finalmente in grado di garantire tempi certi e processi equi, senza sacrificare né i diritti dei cittadini né l’indipendenza dei giudici?

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