2 Ottobre 2026, venerdì
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Trump, la Suprema Corte respinge il ricorso: definitiva la condanna per abusi e diffamazione nel caso Carroll

I giudici rifiutano senza motivazioni l’istanza del presidente degli Stati Uniti. Diventa irrevocabile la sentenza da 5 milioni, mentre resta aperta la partita sul maxi-risarcimento da oltre 83 milioni

La Corte Suprema degli Stati Uniti chiude una porta decisiva per Donald Trump: il massimo organo giudiziario ha respinto il ricorso del presidente, lasciando intatta la condanna per abuso sessuale e diffamazione nei confronti della scrittrice E. Jean Carroll. Una decisione asciutta, priva di motivazioni – come avviene di consueto nei casi non accolti – che rende definitiva la sentenza da 5 milioni di dollari pronunciata nel 2023.

Il presidente aveva chiesto l’intervento della Corte sostenendo la presenza di gravi vizi procedurali e denunciando una presunta “caccia alle streghe” orchestrata in aula. I giudici supremi, tuttavia, hanno scelto di non esaminare il caso, lasciando che il verdetto della giuria federale resti pienamente valido.

Al centro della vicenda c’è un episodio che risale alla metà degli anni Novanta. Secondo il racconto di Carroll, Trump l’avrebbe aggredita sessualmente nel 1996 all’interno del camerino di un grande magazzino di Manhattan. Un’accusa rimasta per anni fuori dalla scena pubblica, fino alla sua rivelazione nel 2019 in un libro della giornalista.

Trump ha sempre respinto ogni addebito, sostenendo di non aver mai incontrato la scrittrice e accusandola di aver costruito la vicenda per ottenere visibilità e vendite. Proprio queste dichiarazioni sono state ritenute diffamatorie dalla giuria, che nel maggio 2023 ha accertato la responsabilità del presidente sia per abuso sessuale sia per diffamazione, fissando il risarcimento a 5 milioni di dollari.

Il contenzioso, però, si è ulteriormente aggravato. In un secondo procedimento, concluso nel gennaio 2024, una nuova giuria ha condannato Trump a versare 83,3 milioni di dollari per ulteriori affermazioni diffamatorie, di cui 65 milioni a titolo di danni punitivi per la reiterazione degli attacchi contro Carroll.

Se la prima sentenza è ormai definitiva, il capitolo più oneroso resta ancora oggetto di battaglia legale. La difesa del presidente continua infatti a contestare l’impianto del processo, puntando in particolare contro l’ammissione delle testimonianze di altre donne che lo hanno accusato di molestie e contro la decisione di mostrare alla giuria il video “Access Hollywood”, registrato nel 2005 e reso pubblico nel 2016, in cui Trump si vantava con linguaggio esplicito di comportamenti aggressivi nei confronti delle donne.

La pronuncia della Corte Suprema segna dunque un passaggio chiave: una parte della vicenda giudiziaria è ormai chiusa in via definitiva. Ma sul piano legale e politico, per il presidente degli Stati Uniti, il confronto resta ancora aperto.

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