29 Giugno 2026, lunedì
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La Camera salva Nordio: negata l’autorizzazione a procedere sul caso Almasri

Con 251 voti favorevoli e 117 contrari, Montecitorio respinge la richiesta del Tribunale dei ministri di Roma di processare il Guardasigilli per il caso Almasri. Il ministro attacca: “Uno strazio del diritto”.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio non andrà a processo per il cosiddetto caso Almasri. L’Aula della Camera dei deputati ha infatti respinto, a maggioranza, la richiesta di autorizzazione a procedere avanzata dal Tribunale dei ministri di Roma. Il voto, che ha confermato la proposta della Giunta per le autorizzazioni, si è concluso con 251 voti a favore della negazione e 117 contrari, chiudendo così uno dei dossier più discussi degli ultimi mesi sul delicato rapporto tra politica e magistratura.

Al centro della vicenda, le dichiarazioni rese da Nordio in merito all’inchiesta che aveva coinvolto Ilaria Almasri, la funzionaria di giustizia sospettata di aver diffuso informazioni riservate. Secondo il Tribunale dei ministri, il Guardasigilli avrebbe travalicato i limiti istituzionali, rendendosi potenzialmente responsabile di rivelazione di segreto d’ufficio. Una tesi che la Giunta per le autorizzazioni ha respinto con decisione, ritenendo che le parole del ministro rientrassero pienamente nelle sue prerogative e nella libertà di espressione politica.

Il voto dell’Aula ha quindi confermato la linea difensiva del centrodestra, che ha compattamente sostenuto il titolare di via Arenula, mentre le opposizioni hanno espresso voto contrario, denunciando un uso “strumentale” dell’immunità parlamentare.

Uscendo dall’emiciclo, Nordio ha accolto il risultato con tono polemico, ma visibilmente soddisfatto: «Da modesto giurista – ha dichiarato – lo strazio che il Tribunale dei ministri ha fatto delle norme più elementari del diritto è tale da stupirsi che non gli siano schizzati i codici dalle mani, ammesso che li abbiano consultati». Una frase che sintetizza l’irritazione del Guardasigilli verso quella che considera un’interpretazione distorta del diritto penale e delle garanzie istituzionali.

Con la decisione di Montecitorio, il procedimento contro Nordio si ferma qui. Resta, tuttavia, il dibattito politico e istituzionale sulle prerogative dei ministri e sui limiti dell’azione giudiziaria nei confronti dei membri del governo. Un confronto che, ancora una volta, riporta al centro della scena il tema dell’equilibrio tra potere politico e magistratura, e che promette di non esaurirsi con questo voto.

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