16 Agosto 2026, domenica
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Tragedia a Pellaro: 25enne arrestata per l’uccisione dei figli appena nati. Indagato anche il fidanzato

I corpi dei neonati scoperti dai genitori della giovane, nascosti in un armadio. La ragazza è accusata anche della soppressione di un altro neonato partorito tre anni fa. Gli inquirenti ricostruiscono una vicenda agghiacciante di silenzi, solitudine e negazione.

Un orrore indicibile ha scosso la comunità di Pellaro, frazione di Reggio Calabria, dove una giovane di 25 anni è stata arrestata con l’accusa di avere ucciso i suoi due figli appena nati, soffocandoli subito dopo il parto. I corpicini sono stati trovati avvolti in una coperta, nascosti all’interno di un armadio nella casa di famiglia. A scoprirli, in modo del tutto casuale, sono stati i genitori della ragazza, insospettiti da un odore persistente e sconvolti da quanto si sono trovati davanti.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Reggio Calabria, ha portato all’emissione di un’ordinanza di arresti domiciliari con braccialetto elettronico nei confronti della 25enne. La giovane è indagata non solo per omicidio e occultamento di cadavere, ma anche per soppressione di cadavere in relazione a un altro bambino che, secondo gli inquirenti, sarebbe nato e morto in circostanze analoghe tre anni fa. Indagato anche il fidanzato della donna, la cui posizione è ora al vaglio degli investigatori.

La scoperta dei corpi e l’avvio delle indagini

Era luglio 2024 quando la madre della giovane, turbata dal cattivo odore che proveniva da una stanza, ha deciso di aprire l’armadio della figlia. Lì, tra le coperte, ha trovato i corpi dei due neonati. In preda allo shock, ha immediatamente avvisato la polizia. Gli agenti della Squadra Mobile e della Scientifica hanno avviato un’indagine serrata, che nel giro di pochi giorni ha delineato i contorni di un caso tanto drammatico quanto complesso.

Le telecamere di sorveglianza presenti nella zona hanno fornito un primo riscontro: la giovane, la sera dell’8 luglio, si trovava da sola in casa tra le 19 e le 20:30, arco di tempo compatibile con quello in cui si ritiene siano avvenuti il parto e la morte dei piccoli.

Gli accertamenti medico-legali

Le analisi biologiche e genetiche hanno confermato che i neonati erano effettivamente figli della 25enne. Dai risultati autoptici è emerso che i bambini erano nati vivi e che la causa del decesso sarebbe stata il soffocamento. Un particolare che, per gli investigatori, ha chiuso il cerchio su un’ipotesi già sostenuta dagli indizi iniziali.

Nel frattempo, gli inquirenti hanno acquisito ulteriore materiale organico sequestrato al Policlinico di Messina, dove la ragazza era stata ricoverata per un intervento di raschiamento uterino. Anche da quei campioni è emersa la compatibilità con il DNA dei due neonati.

Il ricovero e il silenzio

Secondo quanto ricostruito, la giovane era stata ricoverata al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria pochi giorni prima della scoperta dei corpi, a causa di una forte emorragia. Ai medici e ai familiari aveva riferito di accusare soltanto un generico malessere fisico, negando con fermezza di essere incinta.

Dalle testimonianze raccolte, i genitori e i parenti più stretti sarebbero stati completamente all’oscuro di quanto accaduto, tanto da rimanere sconvolti nel momento in cui la verità è emersa in tutta la sua crudezza.

Un precedente inquietante

Gli investigatori hanno inoltre riaperto un episodio risalente a tre anni fa, quando la giovane avrebbe partorito un altro bambino in circostanze mai chiarite. Anche in quel caso, secondo la ricostruzione accusatoria, il neonato sarebbe morto subito dopo la nascita e il suo corpo sarebbe stato occultato. L’ipotesi, oggi, è formalmente oggetto d’indagine con l’accusa di soppressione di cadavere.

Un dramma che interroga

Il caso di Pellaro, per molti versi, richiama alla memoria altre tragiche vicende di cronaca, come quella di Chiara Petrolini, la giovane di Viterbo accusata di un gesto analogo. Ma ogni storia, come sottolineano gli inquirenti, ha la propria complessità, fatta di solitudine, paura e negazione.

In attesa dell’esito delle perizie psicologiche e delle valutazioni cliniche sulla 25enne, la comunità di Pellaro resta sgomenta. Un piccolo centro che si ritrova a fare i conti con un dolore che non trova spiegazione, e con una domanda che resta sospesa: come può una madre arrivare a tanto, nel silenzio di una casa e nell’ombra di un armadio?

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