16 Agosto 2026, domenica
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Due anni dopo il massacro di Hamas, Israele ricorda le vittime: tra memoria e diplomazia, si riapre uno spiraglio di tregua

A due anni dall’attacco del 7 ottobre 2023, il dolore e la memoria si intrecciano con i negoziati in corso tra Israele e Hamas. Commemorazioni nel deserto del Negev, appelli alla pace da Roma e Washington, accuse da Gaza.

A due anni esatti dal 7 ottobre 2023, Israele si ferma per ricordare una delle giornate più buie della sua storia recente. Al Nova Festival, nel deserto del Negev, dove i miliziani di Hamas massacrarono 1.250 persone e rapirono circa 250 civili, le famiglie delle vittime sono tornate oggi sul luogo dell’attacco. In silenzio, con le fotografie dei propri cari e i segni indelebili della tragedia, hanno reso omaggio alle vittime di quella che il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, ha definito “una pagina buia della storia”.

La commemorazione si svolge in un momento delicatissimo sul piano diplomatico. In Egitto si è infatti chiuso il primo round di negoziati tra rappresentanti di Israele e di Hamas, un confronto che, secondo fonti diplomatiche, si sarebbe svolto “in un clima positivo”. Sul tavolo, la possibilità di una tregua duratura nella Striscia di Gaza, dove il conflitto continua a provocare distruzione e vittime civili nonostante i ripetuti appelli internazionali.

Da Washington, Donald Trump — tornato alla guida della Casa Bianca — ha definito “molto positivo” l’atteggiamento del premier israeliano Benjamin Netanyahu rispetto a un possibile accordo, aggiungendo che “Hamas sta accettando punti molto importanti”. L’amministrazione americana, secondo fonti della Casa Bianca, spinge per una rapida conclusione delle trattative con esiti concreti.

Eppure, mentre le diplomazie si muovono, la guerra non si ferma. L’esercito israeliano continua i bombardamenti in diverse zone della Striscia, da Gaza City al sud, ignorando — almeno per ora — la richiesta americana di sospendere i raid. Nel frattempo, i quindici italiani della Freedom Flotilla ancora presenti in Israele hanno lasciato il Paese alla volta di Atene: sono tutti in buone condizioni fisiche, secondo fonti consolari.

Da Gaza, Hamas ha diffuso una nota dai toni durissimi. Nel comunicato, citato da al Jazeera, il movimento islamista accusa Israele di “continuare la sua brutale guerra contro il popolo palestinese, commettendo massacri contro civili indifesi nel vergognoso silenzio e con la complicità internazionale”. E aggiunge: “La situazione a Gaza rappresenta un fallimento arabo senza precedenti”.

Sul piano politico, le reazioni si moltiplicano. “Il 7 ottobre ricordiamo con dolore le vittime del brutale attacco terroristico compiuto da Hamas e gli ostaggi israeliani che devono essere liberati”, hanno dichiarato in una nota la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, e il responsabile Esteri del partito, Peppe Provenzano.
“È un dolore che abbiamo rivissuto ogni giorno – prosegue il comunicato – per le decine di migliaia di palestinesi innocenti massacrati dai crimini del governo estremista di Netanyahu, per l’incapacità di far cessare il fuoco e raggiungere un accordo che fermasse la carneficina a Gaza. Oggi si riapre uno spiraglio per una tregua. È essenziale siglare un accordo che ponga fine alle atrocità e che fermi i crimini di Netanyahu a Gaza e in Cisgiordania. Per una pace vera, duratura, serviranno politica e giustizia, responsabilità dell’intera comunità internazionale”.

Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha a sua volta invitato a non sprecare “l’opportunità di pace che si sta profilando”, sottolineando la necessità di “una soluzione duratura che garantisca sicurezza a Israele e libertà ai palestinesi”.

Due anni dopo, la ferita del 7 ottobre resta aperta. La memoria delle vittime si intreccia con la speranza — fragile ma ancora viva — che da una tragedia nasca finalmente un passo verso la pace.

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