AGGIORNAMENTO
Reggio Emilia – L’indagine si chiama “Palma” e segna uno dei colpi più significativi inferti alle reti criminali specializzate nel furto e nel riciclaggio di auto di lusso. Un’organizzazione ramificata tra Italia, Spagna, Belgio e gli Emirati Arabi Uniti, capace di trasformare Range Rover, Lexus e Toyota rubate nelle località più esclusive d’Europa in affari d’oro a Dubai.




L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, guidata dal Procuratore Calogero Gaetano Paci e dal sostituto Francesco Rivabella Francia, ha portato all’iscrizione di 24 indagati, tutti originari dell’Est Europa – per lo più moldavi, ma anche russi, romeni e ucraini – e all’esecuzione di 14 misure cautelari (10 in carcere e 4 ai domiciliari).
Il blitz internazionale
All’alba del 7 ottobre 2025, è scattata la fase operativa: perquisizioni e arresti simultanei nelle province di Reggio Emilia, Parma e Cremona, ma anche a Marbella, in Spagna, e ad Anversa, in Belgio. Un’azione coordinata che ha coinvolto i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia, la Guardia Civil spagnola (Unidad Central Operativa) e la Polizia Federale Belga, con il supporto di Eurojust, Europol e della Rete @ON della Commissione Europea.
Nel corso delle operazioni sono stati eseguiti nove arresti (sei in carcere e tre ai domiciliari), sedici perquisizioni domiciliari e sequestrati beni per oltre due milioni di euro. Tra il materiale recuperato: auto rubate, dispositivi elettronici per decodificare le chiavi di accensione e aprire le vetture, computer, telefoni cellulari, circa 40.000 euro in contanti e criptovalute per un valore di 171.000 USDT – pari a circa 146.000 euro – riconducibili a uno degli indagati.
Le mete dei VIP come terreno di caccia
Il gruppo criminale agiva con metodo e spregiudicatezza. I suoi membri frequentavano mete esclusive come Forte dei Marmi, Viareggio e Cortina d’Ampezzo, dove selezionavano le auto di lusso da colpire. Una volta individuato il veicolo, vi installavano dispositivi di localizzazione – come gli AirTag – che permettevano di seguirne gli spostamenti fino a individuare il momento più favorevole per il furto, spesso direttamente presso le abitazioni dei proprietari o nei parcheggi privati.
Le indagini hanno documentato un centinaio di furti tra Italia e Spagna, per un valore stimato superiore ai dieci milioni di euro. Le vetture venivano poi condotte in Belgio, dove venivano “ripulite”: i numeri di telaio venivano alterati, le targhe sostituite con copie clonate o false, e infine i mezzi venivano imbarcati su container diretti a Dubai.
Dall’Europa a Dubai: la catena del riciclaggio
Il traffico era strutturato come una catena perfettamente organizzata. Ciascun membro aveva un compito preciso: chi si occupava dei furti, chi della logistica e dei trasporti, chi della falsificazione dei documenti, chi infine della vendita dei veicoli negli Emirati Arabi Uniti.
Una struttura piramidale, come emerso dalle intercettazioni e dalle analisi patrimoniali, che consentiva di muovere milioni di euro in un mercato illecito altamente redditizio. Il pagamento delle auto e la remunerazione dei membri dell’organizzazione avvenivano tramite criptovalute – principalmente USDT (Tether) – per eludere i controlli bancari e garantire la massima opacità nei flussi finanziari.
Fondamentale, in questa parte delle indagini, è stato il contributo della sezione Criptovalute del Reparto Antifalsificazione Monetaria dei Carabinieri, che ha tracciato i movimenti digitali collegati ai conti degli indagati.
Una rete investigativa europea
L’operazione “Palma” rappresenta un modello di cooperazione giudiziaria internazionale. Europol, attraverso il gruppo AP FURTUM specializzato nei reati contro il patrimonio, ha fornito supporto tecnico e analitico, coordinando i diversi organismi investigativi e organizzando riunioni operative a Madrid, Malaga e Reggio Emilia.
Eurojust, da parte sua, ha garantito il coordinamento tra le magistrature coinvolte, in particolare la Procura di Reggio Emilia e la Quinta Sezione del Tribunale di Marbella, guidata dalla magistrata Laura Sanchez Diaz.
Decisivo anche il contributo della Rete @ON, piattaforma finanziata dalla Commissione Europea e diretta dalla Direzione Investigativa Antimafia italiana (DIA), che ha sostenuto missioni operative e fornito supporti tecnologici nei vari Paesi coinvolti.
Un’organizzazione scientifica e silenziosa
Dalle intercettazioni, dalle localizzazioni GPS e dall’analisi dei sistemi di videosorveglianza è emerso il profilo di un’associazione per delinquere altamente strutturata e disciplinata, in cui nulla era lasciato al caso. Ogni fase – dall’individuazione del veicolo alla sua spedizione oltremare – era pianificata nei minimi dettagli.
I furti avvenivano in modo rapido e silenzioso, spesso nel cuore della notte, con apparecchiature in grado di disattivare allarmi e centraline elettroniche. I veicoli venivano poi nascosti in garage o capannoni intestati a prestanome, dove subivano le modifiche necessarie per far perdere ogni traccia della loro origine.
Le indagini proseguono
L’inchiesta, ancora nella fase delle indagini preliminari, prosegue ora con ulteriori accertamenti tecnici e patrimoniali. L’obiettivo è individuare eventuali canali di riciclaggio ancora attivi e delineare con precisione la struttura finanziaria dell’organizzazione.
Con l’operazione “Palma”, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Reggio Emilia – in sinergia con le forze di polizia estere – hanno messo fine a un sistema criminale sofisticato e internazionale, capace di trasformare i furti sulle strade italiane in un business milionario nel cuore del Golfo Persico.
Un risultato che conferma l’efficacia della cooperazione europea nella lotta al crimine organizzato transnazionale e la capacità investigativa dell’Arma di Reggio Emilia, che ha saputo unire indagine tradizionale, tecnologia e diplomazia giudiziaria in un’unica, complessa operazione di successo.
