A cura di Gilberto Borzini
All’inizio fu Francesco il Rivoluzionario.
Gesuita, primo Papa Gesuita nella storia vaticana, per formazione vicino alle istanze degli ultimi e, per riguardo al dettato di Ignazio de Loyola, contrario ad ogni usura, ad ogni disonesto arricchirsi, alla speculazione finanziaria, tutti elementi che durante il suo pontificato affermarono con chiarezza la distanza del Vaticano rispetto al turbocapitalismo in corso.
Francesco portò la rivoluzione in Vaticano non soltanto mettendosi di traverso rispetto alla politica economica neoliberista, ma sostenendo movimenti di difesa territoriale, etnica e ambientale, che con la loro azione si opponevano all’economia speculativa e rapinatrice del moderno imperialismo.
Poi venne Leone, che essendo statunitense per nascita fece sperare i trumpisti in un cambio di rotta, ma così non fu.
Leone mise subito mano ai diritti e alle speranze di chi lavora, minacciato dal dilagare della potenza di calcolo al silicio, ponendo al centro del suo agire l’Etica del Lavoro e dell’Economia, materia verso la quale il neocapitalismo non ha un occhio particolarmente di riguardo o di favore.
Così fu con Papa Leone che il Vaticano criticò aspramente i massacri di Gaza, la superfluità dannosa delle guerre, l’oscenità delle remigrazioni forzate, in ogni istante definendo una politica divergente dalle attese dell’economia prevalente, esercitata tanto dagli Stati Uniti quanto dall’Europa.
Il Miracolo
Il miracolo che avvenne fu che il Popolo, il popolo laico, persino quello agnostico e ateo ancor più che quello credente, si misero ad ascoltare le parole che giungevano dal Vaticano, applaudendo ai termini di Dignità, di Pace, di Solidarietà, di Accoglienza, di Giustizia Sociale, di Etica e Morale, di rispetto per la Natura e la Madre Terra, tutti termini che l’economia corrente finge di ignorare opponendo a quelli i concetti elementari del profitto e dell’avidità.
Certamente Francesco si rese ostile i farisei che riempiono le chiese, quelli che ben predicano e mal razzolano, quelli che sul potere concesso dal ruolo curiale costruirono imperi finanziari, quelli che dietro al velo del “misticismo” predicano un ritorno al Papa Re, alla messa in latino, alla restaurazione più radicale.
Altrettanto accade e accadrà a Leone, che per giunta parla il linguaggio della modernità e della contemporaneità uscendo dall’antico canone della reiterazione del noto.
Europa cristiana ?
La folla che ha circondato nella laicissima Francia la visita di Papa Leone lancia un messaggio imponente e preciso alla politica continentale, un messaggio diverso ma complementare rispetto alle inquietanti ombre politiche della Sassonia, un messaggio che afferma più o meno “la politica che avete espresso non coincide con le nostre attese e aspettative, e neppure con le necessità”.
Gli Europei, i popoli d’Europa, domandano, chiedono e esigono Pace, Rispetto e Dignità. Domandano una coesione sociale che parta dall’Etica diffusa e dalla Morale comune, una società che non sia semplicemente basata sul potere d’acquisto e l’ammontare del conto bancario, ma una società che sappia accogliere e condividere, una Società capace di Socialità mentre all’orizzonte si profilano aggregati umani basati sull’individualismo, il solipsismo e il narcicismo; una Società basata sul Rispetto, l’Eguaglianza e sulla pari Dignità di ognuno.
Cosa accade allora se l’abbraccio etico, idealmente offerto dalla folla al Papa, diviene domanda politica?
Cosa accade se il portato della domanda individua nel cristianesimo storicizzato, trascinato dalle vette della metafisica nella forma della dottrina sociale, la dinamica fondamentale di una proposta e di un progetto politico?
Può l’affermazione prepotentemente cristiana, che altro non può essere oggettivamente, aggregare e contemperare il portato sociale di altre fedi?
Francesco pensava di sì
Papa Francesco aveva intavolato con le altre Confessioni un rapporto di dialogo profondo e costante riconoscendo in molte fedi concorrenti al cattolicesimo i valori necessari alla definizione e all’affermazione della Dignità individuale e al contrasto con modelli economici antitetici.
Il dialogo con il mondo islamico, da moltissimi cristiani contestato, affondava proprio nel divieto imposto dalla Sharia alla speculazione e all’usura e al parallelo obbligo all’elemosina, al sostegno dei bisognosi da parte dei ricchi, concetti palesemente coerenti con l’idea di società cara a Bergoglio.
Certo, dal mondo islamico, da un certo mondo islamico, ci separano modelli relazionali e sociali invisi ai cristiani da tempo storicizzati: le forme della segregazione femminile, in particolare, non godono di buona fama nel mondo cristiano e divengono il termine di paragone più immediato, più evidente e manifesto della difficile integrazione tra le due culture.
Ma forse è questione di tempo, e il tempo della società è molto breve secondo l’interpretazione della Chiesa che ragiona in termini di Epoche e non di anni.
La convivenza europea delle due culture affiancate potrebbe, e forse dovrebbe, portare ad un reciproco contagio, concedendo libera autodeterminazione al femminile islamico e aggiungendo accoglienza, comprensione e dignità all’etica comportamentale cristiana.
Papa Bergoglio era convinto della possibilità e Papa Leone sembra orientarsi nella stessa direzione. Il Popolo europeo ha accolto i loro messaggi con entusiasmo.
La politica, continetale e atlantista, assai meno.
