3 Luglio 2026, venerdì
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Tensione crescente in Europa: sospetti droni sugli aeroporti di Praga e Monaco, Mosca avverte gli Stati Uniti

La Casa Bianca denuncia le provocazioni russe e ribadisce la vigilanza sugli alleati Nato. Putin rilancia lo scontro verbale: "Con i missili Tomahawk a Kiev si apre una nuova fase di escalation". Orban a Copenaghen accusa Bruxelles di voler spingere l’Ue in guerra. Nel Donbass ucciso il fotoreporter francese Antoni Lallican.

La crisi ucraina conosce nuove, preoccupanti tensioni che vanno ben oltre il fronte orientale. Nella tarda serata di giovedì l’aeroporto di Monaco di Baviera è stato costretto a sospendere le operazioni per diverse ore, dopo la segnalazione di droni sospetti nei pressi dello scalo. L’attività è ripresa soltanto all’alba di venerdì, ma l’allarme si è ripetuto in serata a Praga, dove altri avvistamenti hanno indotto le autorità ceche ad alzare il livello di sicurezza.

La vicenda, che alimenta i timori di nuove forme di pressione russa sul cuore dell’Europa, ha trovato immediata eco a Washington. La portavoce della Casa Bianca ha definito la situazione “seria e monitorata costantemente”, sottolineando che gli Stati Uniti “prendono molto sul serio le provocazioni russe contro gli alleati europei della Nato”.

Dal Cremlino, il presidente Vladimir Putin ha scelto la linea del confronto diretto. Intervenendo sulle mosse occidentali, ha dichiarato che il conflitto “avrebbe potuto essere evitato” se Donald Trump fosse stato alla guida degli Stati Uniti al momento dell’invasione. Quindi ha accusato l’Alleanza Atlantica di essere ormai “in guerra aperta con la Russia”, aggiungendo che “con l’invio dei missili Tomahawk a Kiev si apre una nuova fase di escalation”.

Se a Washington prevale la cautela e a Mosca il linguaggio della sfida, nel cuore dell’Europa le fratture politiche restano profonde. Al vertice della Comunità politica europea di Copenaghen, il premier ungherese Viktor Orban ha ribadito la sua netta opposizione alle scelte di Bruxelles: “Vogliono destinare i fondi dell’Ue all’Ucraina, accelerarne l’adesione con ogni sorta di trucco legale, finanziare le consegne di armi. Tutto indica che Bruxelles vuole andare in guerra”. Una posizione che conferma la linea di distacco di Budapest rispetto al fronte europeo più compatto nel sostegno a Kiev.

A rendere ancora più drammatico il quadro è arrivata la notizia dalla linea del fronte. Nel Donbass, nell’Ucraina orientale, il fotoreporter francese Antoni Lallican, 37 anni, è stato ucciso in un attacco con droni. Lo hanno reso noto la Federazione Europea e Internazionale dei Giornalisti (Efj-Ifj) insieme al sindacato francese Snj. Nello stesso attacco è rimasto ferito un giornalista ucraino, Heorgiy Ivanchenko. “Si tratta di un grave colpo alla libertà di stampa e alla sicurezza dei cronisti che operano in prima linea”, hanno denunciato le associazioni di categoria, chiedendo maggiore protezione per i reporter impegnati a documentare il conflitto.

Gli episodi degli ultimi giorni confermano un intreccio sempre più complesso tra provocazioni militari, tensioni diplomatiche e conseguenze dirette sul terreno. Dalla sicurezza degli aeroporti europei alle divisioni politiche interne all’Unione, dalla sfida verbale tra Mosca e Washington fino al sacrificio dei giornalisti sul fronte orientale, la guerra in Ucraina continua a mostrare la sua natura di conflitto totale, capace di riverberarsi ben oltre i confini di Kiev.

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