Una legge che riconosce un diritto fondamentale alle donne operate di tumore al seno, ma che resta bloccata da mesi nei cassetti della burocrazia regionale. E, nel frattempo, la rete dei servizi sanitari territoriali che si sfalda sotto il peso di tagli, trasferimenti e chiusure silenziose. Il filo conduttore è uno solo: l’inerzia della Regione Piemonte davanti ai bisogni concreti dei suoi cittadini, specie dei più fragili.
È questa la doppia denuncia portata in Consiglio regionale dai rappresentanti del Movimento 5 Stelle, Sarah Disabato e Alberto Unia. Due episodi distinti, due facce della stessa medaglia: l’assenza di una visione organica e il progressivo indebolimento della sanità pubblica, che sembra sempre più dimenticare il suo mandato di equità, prossimità e cura.
Tatuaggi ricostruttivi gratuiti: legge approvata, ma ancora inapplicata
Nel gennaio 2023 il Consiglio regionale aveva approvato all’unanimità una legge che prevedeva la possibilità, per le donne colpite da carcinoma mammario e sottoposte a mastectomia, di accedere gratuitamente a tatuaggi ricostruttivi dell’areola mammaria. Un provvedimento semplice ma dall’enorme valore simbolico e psicologico, pensato per accompagnare le pazienti verso una vera riconquista del proprio corpo e della propria identità.
Ma a distanza di oltre due anni e mezzo, nulla si è mosso. Nessuna delibera attuativa, nessun criterio di accesso definito, nessuna prestazione erogata. I fondi ci sono, ma la burocrazia resta paralizzata. “Non ci si può permettere di lasciare in sospeso il diritto di donne che hanno già attraversato un percorso di cura traumatico e faticoso – afferma la capogruppo M5S Sarah Disabato –. A cosa serve approvare una legge se poi la si lascia marcire nei meandri amministrativi?”
Dopo due interrogazioni e un emendamento alla legge Omnibus, il tema è stato rilanciato in Aula con un question time. “La risposta della Giunta? Gli uffici sono al lavoro. La solita frase vuota – denuncia Disabato –. Serve un gesto di civiltà, non parole di circostanza”.
Presidi territoriali ridotti all’osso: chiude anche il poliambulatorio di via delle Chiuse
Mentre alcune leggi approvate restano lettera morta, altrove si procede alacremente… ma nella direzione opposta: quella della riduzione dei servizi. La denuncia arriva stavolta dal consigliere M5S Alberto Unia, che ha puntato i riflettori sulla chiusura imminente di servizi essenziali presso il Poliambulatorio di via delle Chiuse, a Torino. Via il CUP, via il Centro Prelievi: tutto sarà trasferito in via Pacchiotti, costringendo gli utenti – molti dei quali anziani o con difficoltà motorie – a spostarsi in un altro quartiere per accedere alle stesse prestazioni.
“Non è un semplice trasferimento logistico – sottolinea Unia – ma un ulteriore passo verso lo smantellamento della sanità territoriale pubblica. Il tutto mentre le liste d’attesa si allungano, le visite domiciliari calano e i cittadini restano ostaggio di un sistema sempre più inefficiente”.
Il caso arriva pochi giorni dopo la segnalazione di disservizi analoghi presso il poliambulatorio di via Del Ridotto. “È un’emorragia silenziosa – avverte Unia – che impoverisce il territorio e alimenta il ricorso al privato. Siamo di fronte a un disegno preciso: rendere la sanità pubblica così inaccessibile da spingere le persone a rivolgersi altrove, a pagamento”.
Due storie, un’unica emergenza: la sanità pubblica al bivio
Le due vicende denunciate dai consiglieri pentastellati sembrano muoversi su binari diversi – una riguarda il ritardo nell’attuazione di una legge, l’altra la riorganizzazione dei servizi – ma in realtà convergono su un punto cruciale: la progressiva disattenzione della politica regionale verso la sanità pubblica, intesa come rete capillare di protezione, accessibilità e rispetto della persona.
“La verità è che la Giunta Cirio – afferma Disabato – ha perso di vista il significato profondo del diritto alla salute: un diritto che non è fatto solo di grandi ospedali e atti legislativi, ma anche di piccoli gesti concreti, di servizi di prossimità, di attenzione alle esigenze quotidiane di chi soffre, di chi lotta, di chi spera”.
Unia rincara la dose: “Ogni servizio che chiude, ogni paziente che resta in attesa, ogni diritto negato è una sconfitta. E non solo per chi governa, ma per l’intera comunità. Perché una sanità pubblica debole significa una società più ingiusta”.
Il tempo delle promesse è scaduto
Entrambi i consiglieri chiedono un cambio di passo deciso. “Non servono nuove leggi da sbandierare – conclude Disabato – ma il coraggio di rendere operative quelle già approvate, e la volontà politica di rafforzare ciò che esiste, anziché smontarlo pezzo dopo pezzo”.
Il Movimento 5 Stelle rilancia dunque una sfida alla Giunta regionale: rimettere al centro le persone. Non con slogan, ma con atti concreti. Restituire alle donne operate al seno un gesto di normalità, e ai cittadini dei quartieri torinesi un presidio sanitario vicino, efficiente e umano. Solo così la sanità tornerà ad essere quello che dovrebbe essere per tutti: un diritto, non un privilegio.
