29 Giugno 2026, lunedì
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MotoGP, Marquez re a Motegi: è campione del mondo per la settima volta nella classe regina

A 34 anni, il fuoriclasse spagnolo conquista il nono titolo iridato della sua carriera grazie al secondo posto in Giappone dietro a un Bagnaia finalmente ritrovato. Mir torna sul podio dopo quattro anni, Alex Marquez cede nella sfida fratricida. Una stagione da dominatore assoluto per Marc, tra numeri mostruosi e riscatto personale.

Il tramonto sul circuito di Motegi consegna alla storia un nuovo capitolo nella leggenda di Marc Marquez. Con il secondo posto conquistato nel Gran Premio del Giappone, il pilota spagnolo della Ducati chiude con due gare d’anticipo la rincorsa al titolo mondiale della MotoGP, il settimo in carriera nella classe regina, il nono complessivo nel Motomondiale. Un traguardo che gli consente di eguagliare Valentino Rossi in cima all’albo d’oro del motociclismo moderno, e che assume un significato ancor più straordinario per il modo in cui è maturato: a oltre cinque anni dal precedente successo iridato, datato 2019, dopo un lungo calvario fatto di infortuni, operazioni, riabilitazioni e ricostruzioni tecniche e mentali.

Il 2025 si chiude dunque con un epilogo annunciato, ma non per questo meno emozionante: Marc Marquez ha dominato la stagione con la lucidità di un campione maturo, la costanza di un metronomo e il talento intatto del fuoriclasse. A Motegi, gli bastava salire sul podio per chiudere i giochi, e lo ha fatto con la solita gestione perfetta. Davanti a lui, un Francesco Bagnaia finalmente rigenerato ha ritrovato il gusto del successo proprio quando i riflettori sembravano essersi spenti: vittoria nella Sprint del sabato, trionfo nella gara lunga della domenica, e un sorriso che mancava da troppo tempo.

Marquez campione con numeri da era d’oro

Il secondo posto in Giappone sigilla una stagione praticamente senza sbavature per Marquez. Diciassette GP disputati, undici vittorie complessive, quattordici podi, due soli passaggi a vuoto nei GP – il ritiro a Austin e il 12° posto a Jerez – e una presenza fissa nella top 3 delle Sprint, con l’unica eccezione di Misano. Un ruolino di marcia che ricorda da vicino le annate dei suoi trionfi giovanili, ma che assume oggi un significato completamente diverso: Marquez ha vinto da uomo maturo, reinventandosi nel corpo e nella mente dopo gli anni più difficili della sua carriera.

Il duello per il titolo, sulla carta, era con il fratello Alex, ma il sesto posto del pilota Gresini a Motegi ha sancito la resa definitiva. Una sfida fratricida che ha acceso il paddock e i tifosi, ma che Marc ha condotto con freddezza e autorità, scrollandosi di dosso le emozioni e tenendo lo sguardo fisso sull’obiettivo. Nella classifica generale, il margine è ormai irrecuperabile: Marquez è campione, e lo è con pieno merito.

Bagnaia si prende la gara (e un po’ se stesso)

La vittoria al Twin Ring di Motegi ha però anche un altro volto, quello di Pecco Bagnaia. Dopo una stagione tormentata, fatta di guasti, cadute, errori e tensioni interne al box, il campione del mondo uscente ha ritrovato il feeling con la sua Desmosedici nel momento più inatteso. Nonostante un weekend segnato da preoccupanti segnali meccanici – su tutti le dense nuvole di fumo bianco che uscivano dallo scarico in curva –, il torinese ha mantenuto il sangue freddo e ha costruito il successo con grinta e determinazione.

Una vittoria che non vale punti pesanti per la classifica generale, ormai fuori portata, ma che rappresenta molto di più: è un segnale al team, alla concorrenza e a se stesso. Bagnaia non ha smarrito il talento che lo ha portato al titolo nel 2022 e nel 2023, e il 2026 potrà ripartire da qui, con nuove motivazioni e qualche certezza in più.

Il ritorno di Joan Mir: podio dopo quattro anni

La terza posizione conquistata da Joan Mir è un altro segnale di rilievo nella domenica giapponese. Il pilota della Honda, iridato nel 2020, è tornato sul podio dopo quattro anni di digiuno. Un risultato che assume ancora più valore considerando le difficoltà croniche del marchio giapponese nelle ultime stagioni, impegnato in una difficile rincorsa tecnica ai costruttori europei. Per Mir, una domenica di riscatto che interrompe un lungo tunnel fatto di gare anonime, cadute e infortuni. Per Honda, una boccata d’ossigeno e un raro raggio di sole in un campionato finora avaro di soddisfazioni.

Bezzecchi e Morbidelli ai piedi del podio, Marini KO

Appena fuori dal podio si piazzano due italiani in cerca di continuità: Marco Bezzecchi (Aprilia) e Franco Morbidelli (Ducati VR46), rispettivamente quarto e quinto, entrambi protagonisti di una gara solida e costante. Bezzecchi, in particolare, continua a crescere nel ruolo di outsider di lusso, mentre Morbidelli dà segnali incoraggianti dopo un periodo complesso tra adattamento e aspettative.

Più indietro, ma comunque in zona punti, Enea Bastianini e Fabio Di Giannantonio, rispettivamente undicesimo e tredicesimo. Gara breve e amara, invece, per Luca Marini, costretto al ritiro dopo pochi giri per un problema tecnico.

L’eredità di un titolo: il ritorno del re

Quello conquistato da Marc Marquez in Giappone è molto più di un titolo. È la consacrazione di un percorso di rinascita, cominciato tra le corsie di ospedale e culminato con l’abbraccio del box Ducati a Motegi. È un trionfo che racconta la resilienza di un atleta e la capacità di rigenerarsi senza perdere il fuoco sacro della competizione. Marquez non ha semplicemente vinto: ha dimostrato che si può tornare al vertice anche quando il mondo sembra averti dato per finito.

Con questo nono mondiale, Marc entra di diritto nell’Olimpo della MotoGP, accanto ai giganti della storia. E lo fa scrivendo un nuovo primato: è il primo pilota nella storia della classe regina a riconquistare il titolo a oltre cinque anni dall’ultima volta. Una statistica che fotografa la longevità di un campione senza tempo, capace di adattarsi alle nuove regole, ai nuovi avversari, alle nuove moto.

Le prospettive: Ducati regina, ma con tanti volti

Con il titolo già assegnato, le prossime gare avranno il sapore di una passerella, ma non mancheranno le motivazioni. Ducati si conferma ancora una volta la casa da battere, con una superiorità tecnica ormai evidente, ma anche con una rosa di piloti ampia e competitiva. Se Marquez è stato il dominatore, Bagnaia resta una certezza, e all’orizzonte ci sono Bezzecchi, Martin, Bastianini e altri in rampa di lancio. La concorrenza, sia giapponese che europea, è chiamata a una risposta tecnica e progettuale per colmare un gap che, oggi, sembra strutturale.

La MotoGP 2025 ha avuto un solo padrone, ma il futuro è tutt’altro che scritto. Marquez ha dimostrato che il talento, se sostenuto da lavoro e determinazione, può resistere al tempo e alle crisi. E mentre il paddock si prepara a celebrare il suo nuovo campione, il mondiale riparte già da una domanda inevitabile: chi riuscirà a fermarlo nel 2026?

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