La stagione elettorale dell’autunno 2025 si apre con un doppio appuntamento che, pur geograficamente lontano, ha un comune valore politico: Marche e Valle d’Aosta vanno al voto per rinnovare i rispettivi Consigli regionali. Una tornata che, pur coinvolgendo complessivamente “solo” poco più di 1,4 milioni di cittadini, viene osservata con attenzione a Roma, perché può offrire indicazioni rilevanti sullo stato dei rapporti di forza tra le principali coalizioni e sulla tenuta dei rispettivi modelli territoriali.
Nelle Marche, una sfida vera tra Acquaroli e Ricci
È nelle Marche che si consuma la sfida politicamente più significativa. Sei i candidati in corsa per la guida della Regione, ma la contesa reale si concentra su due nomi: Francesco Acquaroli, presidente uscente ed esponente di Fratelli d’Italia, sostenuto dal centrodestra unito, e Matteo Ricci, europarlamentare del Partito Democratico ed ex sindaco di Pesaro, scelto dal campo largo del centrosinistra che comprende anche il Movimento 5 Stelle.
Un duello che va ben oltre i confini regionali e assume un valore nazionale, per più di un motivo. Acquaroli rappresenta una delle figure simbolo della penetrazione della destra di governo nei territori del Centro Italia, mentre Ricci incarna la linea del dialogo largo tra progressisti, uno schema già sperimentato alle ultime politiche e che oggi cerca conferme concrete a livello locale.
Il voto nelle Marche si svolge in due giorni: domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15. In un contesto in cui l’affluenza potrebbe giocare un ruolo decisivo. Nel 2020, si recò alle urne il 59,75% degli aventi diritto, con un picco nella provincia di Pesaro e Urbino (62,27%) e un minimo a Macerata (56,60%). Un dato interessante, perché le due province rappresentano rispettivamente il territorio d’origine di Ricci e di Acquaroli.
Il governatore uscente si presenta forte di un risultato significativo: cinque anni fa vinse con il 49,13%, distaccando l’allora candidato del centrosinistra Maurizio Mangialardi di quasi 12 punti percentuali e oltre 87 mila voti. All’epoca il Movimento 5 Stelle si presentò da solo, con Gian Mario Mercorelli, ma oggi è parte integrante del progetto unitario che sostiene Ricci.
Completano il quadro dei candidati: Claudio Bolletta, per Democrazia Sovrana Popolare; Francesco Gerardi, per Forza del Popolo; Lidia Mangani, in corsa con il Partito Comunista Italiano; e Beatrice Marinelli, per Evoluzione della Rivoluzione. Presenze che puntano soprattutto a presidiare istanze ideologiche o civiche specifiche, difficilmente in grado di incidere sul duello principale ma potenzialmente capaci di influenzare i numeri finali.
Valle d’Aosta: regionali e comunali insieme, ma il presidente si decide dopo
Scenario molto diverso in Valle d’Aosta, dove il voto si concentra in un’unica giornata, domenica, dalle 7 alle 23. Qui, oltre al rinnovo del Consiglio regionale, si tengono anche le elezioni comunali in 65 dei 74 comuni della regione, Aosta inclusa. Un appuntamento elettorale duplice che impegna l’intera macchina organizzativa regionale e assume un’importanza anche amministrativa, vista la possibilità di un cambio generazionale in numerose amministrazioni locali.
Dal punto di vista politico-istituzionale, la Valle d’Aosta mantiene il suo peculiare sistema autonomo: il presidente della Regione non viene scelto direttamente dagli elettori, ma sarà il frutto delle trattative tra i 35 consiglieri eletti. Sarà infatti il nuovo Consiglio, una volta definita una maggioranza politica, a indicare il presidente della giunta regionale.
Un meccanismo che rispecchia la struttura particolare dell’ordinamento valdostano, caratterizzato da un forte regionalismo e da un sistema politico frammentato, dove le alleanze post-elettorali spesso si rivelano più determinanti delle percentuali ottenute nelle urne.
Non a caso, le campagne elettorali in Valle d’Aosta si sono svolte in un clima meno polarizzato rispetto a quello marchigiano, con un ampio spazio lasciato a liste civiche e formazioni autonomiste, spesso centrali nella costruzione degli equilibri futuri. In questo contesto, più che lo scontro tra blocchi contrapposti, sarà la capacità di mediazione a decidere gli assetti di governo.
Un doppio test per maggioranza e opposizioni
Nel complesso, il voto del 2025 in queste due regioni assume un valore strategico per le forze politiche nazionali. Per il centrodestra, l’obiettivo è confermare la leadership di Fratelli d’Italia nei territori e rafforzare il profilo amministrativo del partito guidato da Giorgia Meloni, già fortemente radicato nelle Marche. Per il centrosinistra, invece, si tratta di un banco di prova concreto per verificare la tenuta dell’alleanza larga tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, con la prospettiva – se la sfida marchigiana dovesse rivelarsi vincente – di riproporre lo schema anche altrove.
Anche per i partiti minori e le liste civiche queste elezioni rappresentano un’occasione importante: nelle Marche per affermarsi come alternative ai poli principali o influenzare eventuali ballottaggi politici nel dibattito nazionale; in Valle d’Aosta, per incidere direttamente sulla formazione della maggioranza consiliare e, quindi, sul nome del futuro presidente della Regione.
L’incognita affluenza e le prime proiezioni
A pesare, in entrambi i territori, sarà il dato della partecipazione. Il clima generale, segnato da una certa disillusione dell’elettorato, e la percezione – più o meno diffusa – che il risultato possa essere già scritto, rischiano di incidere negativamente sul numero dei votanti. Non è un dettaglio marginale: in una regione come le Marche, dove la forbice tra i due principali candidati potrebbe essere ridotta, ogni punto percentuale di affluenza in più o in meno potrebbe risultare decisivo.
Le prime proiezioni sul dato dell’affluenza verranno rese note nella serata di domenica, con un quadro più completo atteso al termine delle operazioni di voto, lunedì pomeriggio per le Marche e già nella tarda serata di domenica per la Valle d’Aosta.
Verso i risultati: un voto che parla al Paese
In attesa degli scrutini e dei primi dati ufficiali, la giornata elettorale nelle Marche e in Valle d’Aosta segna un passaggio significativo in un calendario politico che, anche in assenza di elezioni nazionali imminenti, si carica di contenuti simbolici e strategici. I riflettori sono puntati su questa doppia consultazione, in grado di fornire indicazioni utili a tutti gli schieramenti in vista delle future sfide.
Per il governo, un’occasione per consolidare il proprio radicamento sul territorio. Per le opposizioni, un’opportunità per mostrare che l’unità politica può tradursi anche in consenso reale. Per entrambi, il responso delle urne sarà qualcosa di più di una semplice elezione locale. Sarà un termometro dell’Italia che cambia.
