3 Luglio 2026, venerdì
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Appendino: “La Flotilla è una missione politica. Rivendico l’impegno contro il genocidio”

La vicepresidente del Movimento 5 Stelle difende la spedizione diretta a Gaza e critica il governo: “L’invio della fregata? Solo il minimo sindacale. Serve coraggio politico, non neutralità complice”.

Nel corso di un’intervista televisiva rilasciata al programma L’aria che tira in onda su La7, la vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Chiara Appendino, è intervenuta con toni fermi, lucidi e decisi sulla vicenda della Flotilla per Gaza, la missione navale civile che ha cercato di portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese sotto assedio. Un’iniziativa bloccata dalle forze israeliane in acque internazionali, che ha sollevato un’ondata di polemiche e reazioni anche in Italia.

Sinceramente non capisco tutta questa enfasi sull’invio della fregata. Il ministro Crosetto ha fatto semplicemente il minimo indispensabile”, ha dichiarato Appendino, riferendosi alla decisione del titolare della Difesa di inviare una nave militare italiana nell’area dell’intercettazione. “Stiamo parlando di un attacco avvenuto in acque internazionali, su una nave che batte bandiera italiana e con cittadini italiani a bordo. Non si poteva fare altrimenti”.

Ma per la vicepresidente M5S, il nodo non è solo quello della tutela dei connazionali o del diritto internazionale. Al centro del suo intervento c’è la natura politica della Flotilla, che l’ex sindaca di Torino rivendica apertamente come atto di disobbedienza morale e civile.

La Flotilla è una missione politica, e lo rivendico convintamente”, ha proseguito Appendino. “È un’iniziativa che nasce dal basso e che coinvolge persone coraggiose, disposte a mettere a rischio persino la propria incolumità pur di rompere il silenzio, la complicità e l’inerzia della politica internazionale”.

Le sue parole toccano un nervo scoperto nel dibattito italiano sulla guerra in Medio Oriente, soprattutto dopo le numerose denunce internazionali sulle condizioni umanitarie nella Striscia di Gaza e sulle migliaia di vittime civili. “Qui non si tratta solo di far arrivare viveri a chi muore di fame o di sete, ma di fermare il genocidio in corso, quello perpetrato da Netanyahu, e di esercitare pressione politica sui governi che scelgono di non vedere, di non agire, di non ascoltare la voce dei cittadini”.

Con il termine “genocidio”, Appendino fa riferimento alle accuse – rilanciate da organizzazioni umanitarie e attivisti internazionali – rivolte contro la condotta militare israeliana nella Striscia. Una presa di posizione netta, quella della vicepresidente pentastellata, che non esita a mettere in discussione l’intero impianto della diplomazia ufficiale. “Serve il coraggio di prendere posizione, di non nascondersi dietro una neutralità che, in certi contesti, diventa complice”.

Il Movimento 5 Stelle, del resto, si è già espresso più volte in favore di un cessate il fuoco immediato e duraturo, e ha criticato le forniture di armamenti a Israele e l’atteggiamento remissivo dell’Unione Europea. La Flotilla – composta da attivisti, operatori umanitari, parlamentari e semplici cittadini – rappresenta per molti, all’interno del partito guidato da Giuseppe Conte, un simbolo di resistenza civile e testimonianza diretta.

Questa è politica, non propaganda”, ha concluso Appendino. “Una politica diversa, che non delega tutto ai vertici delle cancellerie ma che parte dalle persone, dalla loro indignazione, dalla loro speranza di giustizia”.

Con queste dichiarazioni, l’ex sindaca conferma il ruolo sempre più attivo e determinato del Movimento 5 Stelle nel dibattito pubblico sulla crisi mediorientale, e rilancia la sfida a un governo – quello di Giorgia Meloni – accusato di “immobilismo selettivo” e di un approccio troppo sbilanciato verso Israele. In un contesto internazionale sempre più drammatico e divisivo, la voce di Appendino si aggiunge a quelle che chiedono un cambio netto di rotta nella gestione politica e diplomatica del conflitto israelo-palestinese.

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