Un’accusa netta, senza mezzi termini. Marco Sarracino, deputato del Partito Democratico e responsabile per la coesione territoriale del Sud e delle aree interne, interviene con parole durissime contro il governo guidato da Giorgia Meloni. Al centro della sua denuncia c’è la gestione delle politiche per il Mezzogiorno, che il parlamentare dem definisce “inesistenti, confuse e dannose”.
“Il governo Meloni ancora una volta usa il Mezzogiorno come terreno di scontro interno al centrodestra”, dichiara Sarracino, puntando il dito contro la recente decisione dell’esecutivo di istituire un nuovo Dipartimento per il Sud presso la Presidenza del Consiglio, accompagnata dalla soppressione della Struttura di Missione ZES (Zone Economiche Speciali), una delle poche misure strutturali rimaste in piedi per sostenere la crescita nelle aree meridionali.
Per l’esponente democratico, non si tratta di una semplice riorganizzazione amministrativa, ma dell’ennesimo passo indietro in una gestione che, a suo dire, appare “priva di visione, guidata solo dalla logica della spartizione degli incarichi e non da un progetto di sviluppo reale”.
“Si confeziona così un incarico su misura per il sottosegretario Sbarra”, prosegue Sarracino, riferendosi all’esponente della Lega a cui viene ora affidata la delega sul Mezzogiorno. Un attacco personale che non lascia spazio a interpretazioni: “Resterà alla storia come il più inutile tra i membri del governo: silente di fronte ai tagli, inerte davanti alle vertenze industriali, invisibile mentre si discute di autonomia differenziata”.
Dietro la critica politica c’è un quadro preciso di disfunzioni e incongruenze. Secondo Sarracino, la continua riorganizzazione burocratica delle ZES non produce altro che confusione e danni per le imprese del Sud, già fiaccate da anni di ritardi infrastrutturali e incertezza normativa. Le Zone Economiche Speciali, pensate per attrarre investimenti con agevolazioni fiscali e semplificazioni amministrative, “sono diventate un campo di battaglia tra annunci e provvedimenti inconcludenti”.
Non risparmia neanche la discussa estensione delle ZES alle Marche e all’Umbria, una misura annunciata con grande enfasi ma, a detta di Sarracino, ancora ferma al palo. “Si tratta dell’ennesima presa in giro. Quelle due regioni non sono incluse nel decreto attualmente all’esame del Parlamento, ma solo in un disegno di legge bloccato al Senato, peraltro finanziato con risorse sottratte alla Zona Logistica Semplificata del Mezzogiorno”.
Il risultato, afferma il deputato Pd, è sotto gli occhi di tutti: un Sud lasciato senza strumenti reali, con le imprese disorientate e i territori privi di interlocutori forti. “La realtà è chiara: il governo Meloni non ha alcuna strategia per il Sud. Ha solo tagli ai servizi essenziali, caos amministrativo e nuove poltrone per gli staff ministeriali”.
La denuncia si inserisce in un clima politico sempre più teso attorno al tema del Mezzogiorno, reso ancora più incandescente dalla discussione sull’autonomia differenziata e dal rischio crescente di una frattura strutturale tra Nord e Sud del Paese. In questo contesto, le accuse del Partito Democratico acquistano un peso specifico non trascurabile, soprattutto mentre si avvicina la discussione della prossima legge di bilancio.
Per Sarracino, la posta in gioco è alta: non si tratta solo di correggere scelte amministrative mal concepite, ma di difendere la coesione nazionale e rilanciare una vera strategia industriale per il Mezzogiorno. “Senza una visione strategica e un piano organico per il Sud, ogni annuncio resterà lettera morta. E a pagare saranno ancora una volta cittadini e imprese del Meridione”.
Una posizione netta che rilancia il dibattito interno al centrosinistra e costringe la maggioranza a fare i conti con un nodo irrisolto della politica italiana: quale futuro per il Sud, al di là degli slogan.
