Dopo quasi due anni di attesa, il dibattito sul salario minimo torna a infiammare la politica. Ma per Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria nazionale del Partito Democratico, la soluzione scelta dalla maggioranza non solo non risponde alle esigenze del Paese, ma rischia di peggiorare ulteriormente le condizioni dei lavoratori.
“La maggioranza – accusa Guerra – rispolvera oggi una delega al governo che si era inventata alla Camera soltanto per bocciare la nostra proposta di salario minimo. Parlano di retribuzione ‘equa e sufficiente’, ma ciò che intendono è semplicemente il trattamento complessivo minimo previsto dal contratto collettivo più applicato in ciascun settore. È un’operazione pericolosissima”.
Secondo l’esponente dem, la norma aprirebbe la strada a dinamiche distorsive, in grado di indebolire la contrattazione collettiva. “A far diventare un contratto il più diffuso – osserva – può bastare un accordo tra datori di lavoro e un sindacato compiacente, privo di reale rappresentanza. Così si umilia la contrattazione e si spalanca la porta ai cosiddetti contratti pirata”.
Non solo. Guerra sottolinea come la proposta della maggioranza non preveda alcun parametro legale di riferimento, a differenza della soglia dei 9 euro l’ora stabilita nel disegno di legge presentato dal centrosinistra. “Non c’è alcun valore minimo sotto il quale non si possa scendere – denuncia – e si introduce di fatto la possibilità di differenziare i salari in base al territorio, reintroducendo di fatto le gabbie salariali. Una scelta che significherebbe pagare meno chi vive nelle aree economicamente più arretrate del Paese”.
Altro punto critico, secondo la dirigente democratica, riguarda gli incentivi ai rinnovi contrattuali: promessi ma non finanziati. “Si promettono risorse senza stanziare un euro – spiega – un’illusione che prende in giro i lavoratori e finge di affrontare un problema che invece è drammatico”.
La denuncia di Guerra si inserisce in un quadro economico e sociale segnato dall’aumento del costo della vita e da retribuzioni che, in Italia, restano tra le più basse d’Europa. Secondo i dati più recenti, infatti, i salari reali italiani non solo non crescono da oltre vent’anni, ma in diversi settori hanno subito un arretramento.
“Quella della maggioranza – conclude Guerra – è una presa in giro sostanziale, che irride a una questione salariale di enorme gravità. È un imbroglio che mette a rischio i diritti dei lavoratori e l’autonomia delle loro rappresentanze. Noi continueremo a batterci per la nostra proposta di legge sul salario minimo, con la soglia dei 9 euro fissata per legge, perché il lavoro torni a essere dignitoso e adeguatamente retribuito”.
