ROMA – A oltre vent’anni dall’ultima riforma organica della professione, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge delega per il riordino della figura del dottore commercialista e dell’esperto contabile. Il testo approvato, composto da tre articoli, avvia un percorso destinato a cambiare in profondità la struttura normativa e operativa di una delle categorie centrali nel tessuto economico italiano, che oggi conta circa 120mila iscritti.
L’obiettivo dichiarato è duplice: da un lato, rendere più efficiente e attrattivo il percorso formativo e di accesso alla professione; dall’altro, riorganizzare e razionalizzare competenze, modalità operative e regole deontologiche, in linea con le trasformazioni normative, economiche e tecnologiche che hanno inciso sul ruolo del commercialista negli ultimi due decenni.
Abilitazione più rapida: tirocinio già durante l’università
Una delle novità più rilevanti è la possibilità, per i futuri commercialisti, di svolgere il tirocinio necessario per l’abilitazione già durante il corso degli studi universitari. Una misura pensata per abbreviare i tempi di ingresso nel mercato del lavoro e che segue un modello già adottato in altre professioni regolamentate, come quella forense.
Si tratta di un cambiamento atteso e richiesto da tempo, che mira a rendere più snello e coerente il passaggio dalla formazione accademica all’esercizio della professione, senza compromettere la qualità della preparazione tecnica. L’adozione del decreto legislativo attuativo dovrà avvenire entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge delega.
Una riforma strutturale, non un’estensione di competenze
Il testo approvato non introduce nuove competenze, ma piuttosto fotografa e ordina quelle già previste nell’ordinamento, con l’intento di armonizzare il quadro normativo con le riforme più recenti che hanno inciso sull’attività dei professionisti dell’area economico-giuridica. Tra queste, la riforma del Codice della crisi d’impresa, le modifiche alla giustizia civile introdotte con la cosiddetta riforma Cartabia e il riordino fiscale promosso dall’attuale governo.
Il disegno di legge, come si legge nella relazione illustrativa, ha l’obiettivo di “censire le attività già previste” e di inserirle in un assetto organico, aggiornato e coerente con le esigenze attuali del mercato e delle istituzioni.
Lavoro associato e società professionali: il nuovo volto della categoria
Un altro pilastro della riforma riguarda la regolamentazione dell’esercizio in forma associata o societaria. Secondo le rilevazioni delle Casse di previdenza dei dottori commercialisti e dei ragionieri, i professionisti che operano all’interno di studi associati o società tra professionisti registrano un reddito medio 2,4 volte superiore rispetto ai colleghi con studio individuale. Un dato che riflette la maggiore competitività, efficienza e capacità organizzativa delle strutture aggregate.
La nuova disciplina punterà quindi a favorire la collaborazione tra professionisti, incentivando forme di esercizio collettivo e introducendo norme più chiare e aggiornate sulle modalità di partecipazione, responsabilità, governance e tutela della qualità delle prestazioni.
Specializzazioni e incompatibilità: verso un quadro più flessibile
Il disegno di legge interviene anche sulle regole relative alle specializzazioni e alle incompatibilità, due aree che necessitavano da tempo di un intervento di sistematizzazione. Le specializzazioni professionali, oggi poco valorizzate dal punto di vista normativo, potranno contare su un riconoscimento formale e su criteri aggiornati per l’accreditamento.
Quanto alle incompatibilità, sarà introdotto un sistema più flessibile, che prevede ipotesi di deroga temporanea in specifici casi. L’obiettivo è evitare rigidità eccessive che, in alcuni contesti, hanno ostacolato l’attività professionale o reso difficoltosa l’adattabilità a incarichi pubblici e privati di natura temporanea.
Equo compenso: fissazione dei parametri su base ministeriale
Altro nodo affrontato dalla riforma è quello dell’equo compenso, tema centrale nella difesa della dignità professionale. La legge delega prevede l’applicazione della legge sull’equo compenso del 2023 anche alla categoria dei commercialisti, stabilendo che i parametri per la determinazione degli emolumenti dovranno essere fissati con decreto ministeriale, su proposta del Consiglio nazionale della categoria.
La novità più importante riguarda la possibilità di definire parametri specifici anche per le prestazioni erogate in forma aggregata, ossia da studi associati o società tra professionisti. Un passo avanti importante per garantire parità di trattamento e condizioni economiche eque, anche nei confronti della pubblica amministrazione e dei grandi committenti privati.
Il plauso del Consiglio nazionale: “Una svolta attesa e necessaria”
Non nasconde la soddisfazione il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Elbano de Nuccio, che ha definito il provvedimento “una riscrittura della carta d’identità della professione”. Ringraziando il governo per aver accolto le istanze della categoria, De Nuccio ha parlato di un risultato “significativo”, anche alla luce delle resistenze interne registrate durante il percorso preparatorio del testo.
“Si avvia finalmente un processo di modernizzazione che permetterà ai commercialisti di rispondere meglio alle sfide poste dal contesto economico, fiscale e normativo in continua evoluzione”, ha affermato. E ha sottolineato come il rilancio della professione passi anche attraverso una nuova immagine pubblica: “Più competenze, più riconoscimento e più protezione, in un quadro normativo all’altezza delle trasformazioni in atto”.
Prossimi passi: ora la palla passa al Parlamento
Con l’approvazione in Consiglio dei ministri, il disegno di legge delega è atteso ora all’esame del Parlamento. Una volta approvato, il governo avrà dodici mesi di tempo per adottare i decreti legislativi attuativi, che definiranno nel dettaglio le nuove disposizioni in materia di accesso, esercizio e regolamentazione della professione.
Un’occasione cruciale non solo per i commercialisti, ma per l’intero sistema economico italiano, che proprio su queste figure professionali fa affidamento per garantire legalità, trasparenza e solidità nei bilanci di imprese, enti pubblici e privati. In un’epoca di transizione digitale, riforme fiscali e instabilità globale, il ruolo del commercialista si conferma centrale – ma richiede strumenti all’altezza dei tempi. La riforma appena avviata potrebbe essere la risposta tanto attesa.
