29 Giugno 2026, lunedì
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Rabbia e inquietudine dopo il raid israeliano a Doha: colpiti leader di Hamas, l’Onu convoca il Consiglio di Sicurezza

Un attacco mirato in Qatar scatena la reazione della comunità internazionale. Tel Aviv rivendica l’operazione senza preavviso a Washington. Colpita anche una nave della Global Sumud Flotilla: cresce la tensione nel Mediterraneo e in Medio Oriente.

Un nuovo raid israeliano in territorio qatariota, mirato a colpire presunti vertici di Hamas riuniti a Doha, riaccende lo scontro diplomatico internazionale e alimenta il timore di un’escalation fuori controllo. L’attacco, definito da Israele “Operation Summit of Fire”, ha provocato una raffica di condanne. Washington prende le distanze. Intanto, la Global Sumud Flotilla denuncia un altro attacco, presumibilmente con drone.

Un raid aereo, condotto con precisione chirurgica nel quartiere Leqtaifiya di Doha, capitale del Qatar, ha nuovamente portato al centro della scena l’ombra lunga del conflitto israelo-palestinese, questa volta esportata nel cuore del Golfo Persico. L’operazione, rivendicata dalle autorità israeliane e battezzata “Atzeret HaDin” — traducibile come “Summit of Fire” — avrebbe avuto come obiettivo i vertici politici di Hamas, riuniti per un incontro riservato volto a discutere i contorni di un possibile cessate il fuoco nella Striscia di Gaza.

Secondo fonti diplomatiche, l’attacco avrebbe preso di mira un’abitazione in cui si trovavano esponenti di primo piano dell’ala politica del movimento islamista palestinese. La sorte degli individui coinvolti non è stata ancora ufficialmente confermata, alimentando un’ondata di speculazioni e nervosismi a livello regionale e globale. Le autorità di Tel Aviv, pur senza fornire ulteriori dettagli sugli esiti, hanno dichiarato che l’operazione è stata condotta unilateralmente e sotto la propria piena responsabilità, senza consultare preventivamente Washington.

Una scelta che ha provocato una reazione immediata da parte del Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che ha definito l’attacco “preoccupante” e ha ammesso pubblicamente di non essere stato informato in anticipo. “Non sono entusiasta. Sono molto turbato,” ha dichiarato Trump, negando con fermezza, in risposta a una domanda diretta, che Israele gli avesse comunicato l’imminente operazione.

La posizione americana si somma a quella di numerosi attori internazionali. Il Qatar, Paese colpito dall’attacco, ha parlato apertamente di una “palese violazione del diritto internazionale” e ha definito l’azione militare israeliana come un “atto vigliacco” perpetrato contro la propria sovranità. Condanne e richiami alla prudenza sono giunti anche da parte di Italia, Germania, Regno Unito, Unione Europea, Turchia, Egitto e Iran, che si sono detti “profondamente preoccupati” per le conseguenze dell’attacco e per il rischio di una nuova spirale di violenza regionale.

Alla luce della gravità dell’evento, le Nazioni Unite hanno convocato una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza, che sarà chiamato a valutare la legittimità dell’azione militare e il suo impatto sul già fragile equilibrio diplomatico in Medio Oriente. L’operazione di Tel Aviv apre infatti un nuovo fronte, agendo ben oltre i confini del conflitto israelo-palestinese, con possibili ripercussioni sulle relazioni diplomatiche tra Israele e alcuni dei principali attori regionali, incluso lo stesso Qatar, da anni interlocutore fondamentale nei processi di mediazione con Hamas.

Parallelamente all’attacco su Doha, la giornata ha visto anche un nuovo episodio legato alla Global Sumud Flotilla, l’iniziativa internazionale di attivisti filo-palestinesi che tenta di rompere simbolicamente l’assedio su Gaza via mare. Il movimento ha denunciato che una delle sue imbarcazioni è stata colpita da un presunto raid con drone, anche se le circostanze esatte restano al momento poco chiare. Nonostante l’incidente, la Flotilla ha dichiarato di non arretrare e ha confermato la partenza imminente di un nuovo convoglio da Tunisi.

“Rimaniamo risoluti e imperterriti,” hanno affermato gli organizzatori in una nota, sottolineando la volontà di portare avanti la missione nonostante le intimidazioni. La dinamica dell’attacco, se confermata, rappresenterebbe un nuovo fronte di tensione anche sul piano del diritto internazionale marittimo, con interrogativi sull’uso della forza in acque internazionali e sul coinvolgimento di velivoli a pilotaggio remoto in contesti non dichiarati come teatro di guerra.

Il raid israeliano a Doha e l’attacco alla Flotilla si inseriscono in un quadro già estremamente fragile, segnato da mesi di ostilità tra Israele e Hamas, da un numero crescente di vittime civili nella Striscia di Gaza e dal fallimento, finora, di ogni tentativo di mediazione duraturo.

L’azione militare su suolo qatariota rappresenta un salto di qualità nel modus operandi israeliano, portando la guerra ben oltre i confini noti e spingendo la comunità internazionale a confrontarsi con l’evidenza che il conflitto può ora toccare qualsiasi punto dello scacchiere geopolitico mediorientale. L’assenza di coordinamento con Washington, in particolare, apre interrogativi sul livello di allineamento tra Stati Uniti e Israele in questa fase del conflitto, e potrebbe avere conseguenze sulla solidità di un’alleanza che finora ha retto anche nei momenti di maggiore tensione.

Mentre la diplomazia si prepara ad affrontare un nuovo banco di prova, la preoccupazione si estende ben oltre i palazzi della politica internazionale. Cresce il timore che questa operazione possa compromettere definitivamente i fragili tentativi di tregua e innescare una risposta a catena da parte delle forze vicine a Hamas o di altri attori regionali, con effetti imprevedibili sulla stabilità dell’intero Mediterraneo orientale.

In assenza di conferme ufficiali sulla sorte dei leader di Hamas colpiti a Doha, e in attesa delle risultanze della riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, la giornata segna comunque un punto di svolta nella crisi mediorientale, con l’eco delle esplosioni che arriva ben oltre Gaza e Tel Aviv, toccando le capitali di tutto il mondo.

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