La Polonia ha abbattuto diversi droni russi entrati nel proprio spazio aereo, parlando apertamente di un “atto di aggressione” da parte di Mosca. Un episodio che, oltre a inasprire la tensione sul fianco orientale della Nato, rischia di aprire un nuovo fronte nella già fragile architettura della sicurezza europea.
L’allarme è stato lanciato dal premier Donald Tusk, che su X ha riferito di “molteplici violazioni” dello spazio aereo nazionale da parte di velivoli senza pilota russi. “I militari hanno utilizzato armi contro gli obiettivi identificati come droni”, ha dichiarato il capo del governo, sottolineando la prontezza dell’esercito polacco nella difesa dei confini. Secondo i radar, almeno dieci droni avrebbero attraversato il cielo della Polonia, costringendo le forze armate a un’operazione immediata di intercettazione e neutralizzazione.
La reazione di Varsavia non si è limitata alla difesa militare. I vertici politici hanno definito l’accaduto un “atto di aggressione” che conferma l’escalation delle provocazioni russe contro i Paesi Nato. Una definizione pesante, che lascia intendere la volontà di portare la questione sui tavoli dell’Alleanza Atlantica e delle istituzioni europee.
Durissima la posizione dell’Ucraina, che da mesi denuncia il moltiplicarsi degli attacchi russi contro obiettivi civili e infrastrutture. Il presidente Volodymyr Zelensky ha parlato di “almeno otto droni d’attacco diretti verso la Polonia”, definendo l’incidente “un precedente estremamente pericoloso per l’Europa”. Per il leader di Kiev, la Russia deve comprendere che la guerra non può estendersi oltre i confini ucraini e che ogni tentativo di ampliamento “dovrà essere fermato”.
Parole ancora più esplicite sono arrivate dal capo della diplomazia ucraina, Andriï Sybiga, che ha accusato Vladimir Putin di continuare a “mettere alla prova l’Occidente” e di non avere intenzione di fermarsi fino a quando non riceverà “una risposta forte”. Dichiarazioni che suonano come un appello diretto a Stati Uniti, Unione Europea e Nato affinché non si limitino a condanne formali, ma rafforzino concretamente il sostegno a Kiev e le misure di contenimento nei confronti di Mosca.
L’episodio arriva in un momento di particolare tensione sul fronte orientale, mentre la guerra in Ucraina entra nel suo terzo anno e la Russia intensifica le incursioni con droni e missili. Per la Polonia, uno dei Paesi più esposti e più attivi nel sostegno a Kiev, l’invasione dello spazio aereo rappresenta un segnale allarmante che potrebbe rimettere al centro del dibattito internazionale la questione della difesa collettiva prevista dall’articolo 5 del Trattato Nato.
Se da un lato Varsavia mostra fermezza e unità di intenti, dall’altro cresce l’attesa di una presa di posizione netta da parte delle cancellerie occidentali. La domanda di fondo rimane aperta: fino a che punto l’Occidente è disposto a tollerare le provocazioni di Mosca prima di considerare l’incidente non solo come un atto ostile alla Polonia, ma come una sfida diretta alla sicurezza europea?
