12 Maggio 2026, martedì
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Centro sportivo, la pietra (non) posata: De Laurentiis e la promessa mancata

Il 1° settembre doveva segnare l’inizio di una nuova era per il Napoli, ma della prima pietra annunciata per il centro sportivo non c’è traccia. Tra promesse solenni e silenzi imbarazzanti, il progetto resta sospeso tra ambizione e retorica.

A cura di Peppe Iannicelli

Il 1° settembre è arrivato. Ma della prima pietra del nuovo centro sportivo del Napoli, promessa con enfasi dal presidente Aurelio De Laurentiis, non vi è alcuna traccia. Nessun cantiere, nessun rendering aggiornato, nessuna cerimonia in grande stile. Soprattutto, nessuna pietra. Neanche la prima.

Eppure era stato proprio De Laurentiis a proclamare con solennità che quella data avrebbe segnato l’inizio concreto di un progetto tanto atteso quanto strategico per il futuro del club: un moderno centro sportivo degno di un Napoli proiettato stabilmente nell’élite del calcio europeo. Doveva esserci tutto: campi per la prima squadra e per il settore giovanile, foresteria, alloggi, una sala conferenze, spazi per eventi, riunioni e molto altro. Il disegno era ambizioso, quasi monumentale. Mancavano solo due dettagli, non proprio secondari: il luogo esatto e l’anno d’inizio.

E così, giunti al 1° settembre 2025, il silenzio ha preso il posto dei riflettori. Nessun taglio del nastro, nessuna ruspa, nessuna fotografia in posa. La giornata che poteva essere celebrata come uno snodo storico nella crescita del Napoli si è trasformata in un’occasione mancata. Il paragone con la posa della prima pietra della Reggia di Caserta da parte di Re Carlo nel 1752 — evento solenne, immortalato da Gennaro Maldarelli in un celebre affresco — suona oggi più come un’ironica evocazione che come una reale suggestione storica.

Ed è proprio questo contrasto tra retorica magniloquente e immobilismo operativo a sollevare interrogativi su uno degli aspetti più opachi della gestione De Laurentiis. Un presidente che ha, di fatto, riscritto la storia recente del Napoli: bilanci in ordine, vittorie, protagonisti di livello mondiale e un modello gestionale elogiato in Europa. Ma su un punto – il centro sportivo – continua a rimanere misteriosamente silente.

La domanda è lecita: perché un imprenditore così attento alle dinamiche di business, così abile nel coniugare risultati sportivi e sostenibilità economica, continua a trascurare una struttura che non solo è strategica per lo sviluppo tecnico del club, ma che rappresenterebbe anche un asset economico e patrimoniale di valore?

Nel calcio moderno, i centri sportivi non sono più semplici luoghi di allenamento, ma veri e propri hub di crescita, identità e innovazione. Club come Juventus, Milan e Roma hanno investito pesantemente nella creazione di campus sportivi multifunzionali che coniugano sport, formazione, comunicazione e brand identity. Il Napoli, che ha già dimostrato di poter stare al tavolo dei grandi, non può più permettersi di rimanere indietro su questo fronte.

Eppure, mentre il club continua a viaggiare su alti livelli sotto molti aspetti, sul versante delle infrastrutture resta inspiegabilmente fermo. La mancata posa della prima pietra è solo l’ultimo tassello di una narrazione che da anni si ripete, tra annunci e rinvii, promesse e silenzi.

Forse, più che una pietra, servirebbe un punto fermo. Perché il Napoli ha tutte le carte in regola per completare la sua trasformazione in una vera powerhouse del calcio europeo. Ma per farlo, ha bisogno anche di fondamenta solide. In senso letterale.

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